Astro Kyudan (2) Baseball e follia
Nei manga sportivi, esiste un confine netto tra il racconto della disciplina e la pura epopea metafisica: Astro Kyudan non si limita a occupare quest'ultimo spazio, lo ha letteralmente fondato!
Nonostante — o forse
grazie a — questa tensione deformante e a uno stile grafico dinamico e sporco,
l'opera fece impennare le vendite di Shonen Jump, riuscendo persino
nell'impresa di attrarre un vasto pubblico femminile grazie all'introduzione di
personaggi tragici e affascinanti come il bellissimo ragazzo cieco Kyusaburo. Quando
arrivava il suo turno di battuta, le fan che affollavano lo stadio lanciavano
all'unisono mazzi di rose in campo.
Astro
Kyudan fu uno dei simboli caotici di un'epoca caratterizzata
dalla crisi petrolifera e dalle turbolenze sociali, in particolare l'incidente
dell'Asama Sanso (1).
Come spiegato in
un’intervista dallo sceneggiatore Tosaki, in un Giappone schiacciato dal potere
imbattibile dei Giants, la filosofia di dare tutto in ogni singola partita
risuonò come un inno di speranza per chi non vedeva futuro.
All'epoca, la squadra
dei Tokyo Giants era il simbolo della stabilità nel periodo del boom economico,
e Tommy la stella dei Giants era un manga che, al termine di una serie
di prove, conduceva alla stabilità.
Astro
Kyudan, al contrario, era il simbolo della passione e del
rancore, e tutto ciò che generava era dispersione e caos. In fondo, all'inizio
della storia, il vero nemico degli Astro avrebbe dovuto essere proprio la
squadra dei Giants.
I lettori credevano che
alla fine ci sarebbe stato il confronto tra Astro e i Giants. Probabilmente
anche gli autori la pensavano così. Tuttavia, a un certo punto, quel filo
conduttore si spezzò. L'opera sfuggì di mano ai suoi stessi autori, diventando
un organismo auto-proliferante troppo assurdo per essere contenuto.
Questa dedizione
assoluta consumò anche i creatori, tanto che il disegnatore Nakajima fu
ricoverato d'urgenza con le mani gonfie come guanti da baseball e malformazioni
craniche dovute allo stress di un sistema editoriale che imponeva ritmi
spietati.
L’eredità
impossibile di Astro Kyudan
Ricordo che nel 1992 fu
presentato un progetto per un anime televisivo di Astro Kyudan, che però
non vide mai la luce. Una società di produzione aveva proposto di adattare la
storia ai gusti moderni, spostando l'ambientazione dagli anni '70 agli anni
'90.
Tuttavia, nonostante il
progetto fosse stato presentato a varie emittenti televisive, l'iniziativa
fallì a causa del giudizio secondo cui era difficile prevedere un successo di
pubblico per certi anime sul baseball.
Perciò, l’epilogo sconsiderato
che aveva traumatizzato generazioni di lettori, condannò l'opera a restare
fuori catalogo fino alla riscoperta del 1999 e alla successiva serie televisiva
del 2005 che, pur con i cambiamenti necessari, mantenne intatto lo spirito
originale.
Astro
Kyudan è un reperto unico nell'archeologia del fumetto, un
monumento alla fame, alla rabbia e alla passione di autori fuori controllo che
hanno trasformato il diamante di gioco in un campo di battaglia fatto di
eccessi e ribellione.
È quasi incredibile
pensare che questa storia si svolga sullo stesso pianeta in cui viviamo, ma è
proprio in questo scarto tra la realtà e l'assurdo che risiede la sua forza. Ed
ecco spiegata la scelta della parola 'Astro', un termine che eleva i
protagonisti a supereroi celestiali, proiettando le loro gesta ben oltre i
confini terrestri del baseball tradizionale.
Se Tommy la stella
dei Giants è una leggenda istituzionale che ha costruito le fondamenta del
genere, Astro Kyudan sfondò le pareti per vedere cosa c'era oltre.
La prima è una storia
del baseball fatta di dovere ed etica di sacrificio, la seconda è una storia
del baseball completamente soggiogata dall’anarchia della passione.
Note
(1) L'incidente del
Monte Asama fu uno degli eventi più drammatici e seguiti della storia recente
del Giappone. Si è trattato di un assedio durato 10 giorni, nel febbraio 1972,
culminato in un violentissimo scontro a fuoco trasmesso in diretta televisiva
nazionale.
L'incidente coinvolse
cinque membri dell'Armata Rossa Unificata, il gruppo terroristico di estrema
sinistra nato dalla fusione di fazioni studentesche radicali, un po’
l’equivalente delle nostre Brigate Rosse.
Il gruppo sognava una
rivoluzione mondiale, ma era finito ai margini della società. Mentre fuggivano
dalla polizia, cinque terroristi fecero irruzione nel rifugio montano
"Asama-Sanso" e presero in ostaggio la moglie del custode e si
barricarono all'interno, pesantemente armati.
La polizia circondò
l'edificio con centinaia di agenti e cercò inizialmente di negoziare, portando
sul posto anche i genitori dei terroristi che, attraverso megafoni, implorarono
i figli di arrendersi. I sequestratori risposero sparando.
Dopo dieci giorni di
stallo, gli agenti lanciarono l'attacco decisivo. Per sfondare le mura
dell'edificio rinforzato, utilizzarono una gru con una gigantesca palla
d'acciaio per demolire le pareti esterne, mentre lanciavano gas lacrimogeni.
Due poliziotti e un
civile rimasero uccisi durante l'assalto finale. L'ostaggio fu liberato
incolume e tutti i cinque terroristi furono arrestati. Ma il vero shock per
l'opinione pubblica arrivò dopo l'arresto.
Emerse che, durante l'inverno passato in montagna prima dell'assedio, il gruppo aveva attuato una spietata purga interna: dodici membri del gruppo (tra cui una donna incinta) erano stati torturati e uccisi dai loro stessi compagni con l'accusa di non essere abbastanza rivoluzionari.
L'incidente segnò la fine simbolica dei movimenti di protesta studenteschi e della sinistra radicale in Giappone.
L'efferatezza degli omicidi interni e la violenza dell'assedio
alienarono la simpatia della popolazione verso i movimenti rivoluzionari, portando
il Giappone verso un lungo periodo di stabilità politica e conservatorismo
sociale.







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