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Watashi no minna no Koshien: la rivincita degli scappati di casa

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Una promessa, un fantasma e una squadra di scappati di casa: alla riscoperta di Watashi no minna no Koshien ! Avete mai pensato di tornare nel vostro vecchio liceo per cambiare le cose? Un tema visto già in alcuni film, soprattutto a stelle e strisce. Capita anche da queste parti ed è esattamente ciò che fa Shihono Watase, la protagonista ventisettenne del manga intitolato Watashi no minna no Koshien . Volendo tradurlo letteralmente suona pressappoco come Il  mio  Koshien dei ragazzi , oppure Il Koshien di tutti mio. Shihono non torna al Liceo Kugunari come una semplice ex alunna, ma come insegnante di educazione fisica e, soprattutto, con una missione nel cuore. Dieci anni prima, era la manager del club di baseball che aveva compiuto un miracolo, qualificandosi per il leggendario torneo estivo del Koshien.  Oggi, però, quella gloria è solo un ricordo sbiadito: il club è allo sbando, con meno di nove membri e nessuna voglia di faticare.  Ma nella borsa di Shihono ...

Un Adachi al giorno

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Fan di Adachi Mitsuru, saprete tutti che il 2025 è un anno speciale per il sensei, che celebra il suo 55° anniversario di carriera con una raccolta antologica delle scene più iconiche tratte dai suoi lavori, pagina dopo pagina, una per ogni giorno dell'anno. S'intitola Mainichi Adachi Mitsuru , che potremmo tradurre come "Un Adachi al giorno".   Intanto, per ingannare il tempo, sul sito Sunday Webly, hanno messo online un appuntamento settimanale chiamato Shukan  Adachi Mitsuru che ha riproposto alcune chicche dell'autore. Ho recuperato una delle sue storie brevi ( yomikiri ) intitolata Okuchi yogoshi (pressappoco, lo stuzzichino) che ho tradotto in italiano.  Ecco l'introduzione all'opera  Mainichi Adachi Mitsuru. Da notare come g li avvenimenti selezionati (come i record di Oh, il sumo o lo scioglimento delle Pink Lady) non siano di grande spessore globale come una guerra o un disastro, ma sono di massimo spessore nel contesto culturale e sociale giapp...

L'inizio dell'era funesta di Lupin III

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Metto per un attimo da parte il baseball e scelgo di scrivere su una delle produzioni più controverse e chiacchierate della saga del ladro gentiluomo: " Lupin III - La leggenda dell'oro di Babilonia ", il terzo lungometraggio cinematografico, uscito in Giappone nel 1985 e arrivato in Italia nel 1987. Il motivo? Una trafiletto ingiallito di un vecchio giornale.  Ma procediamo con ordine. Per me, il Lupin in giacca verde anni '70 era un vero capolavoro, la miglior versione di sempre, la più vicina al manga originale, le cui meraviglie, a decenni dal debutto in Italia, mi balenano ancora sotto gli occhi.  Il Lupin in giacca rossa dei primi anni '80, al contrario, si era allontanato troppo dai toni cupi e violenti della serie precedente, strizzando l'occhio a una leggerezza eccessiva e alla comicità. Senza contare i doppiatori cambiati, la regia, Fujiko chiamata Margot e altri compromessi che mi avevano fatto storcere il naso. L'ho sempre considerata una ver...