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Babe Ruth ed Eiji Sawamura (2)

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  Introduzione Questo magnifico articolo scritto da Robert K. Fitts è stato pubblicato nel numero di primavera 2012 del Baseball Research Journal.  L’ho tradotto senza modificarne una virgola e l’ho suddiviso in quattro puntate. All-Americans in Japan Gli All-Americans vinsero ciascuna delle prime nove partite.  All'inizio i tifosi erano divisi nella loro fedeltà. Molti si divertivano a vedere le ex stelle del baseball universitario giapponese giocare nella stessa squadra e credevano, o forse speravano semplicemente, che potessero tenere testa ai giocatori della Major League.  Altri vennero per vedere le stelle americane, in particolare Ruth. Yakyukai , la principale rivista di baseball giapponese, riportò che «i tifosi impazzivano ogni volta che Ruth faceva qualcosa: sorrideva, starnutiva o faceva cadere una palla».  Una volta che la folla si rese conto che era improbabile che i propri eroi locali vincessero, la maggior parte passò dalla parte degli ospiti, acc...

Babe Ruth ed Eiji Sawamura (1)

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Introduzione Questo magnifico articolo scritto da Robert K. Fitts è stato pubblicato nel numero di primavera 2012 del Baseball Research Journal.  L’ho tradotto senza modificarne una virgola e l’ho suddiviso in quattro puntate. 20 novembre 1934; Shizuoka, Giappone Con un rapido movimento del polso, il ragazzo ricevette la palla dal ricevitore.  Si sentiva sicuro di sé, come se i suoi avversari fossero i compagni di liceo che aveva eliminato senza concedere punti solo pochi mesi prima.  Il sole dell'una puntava dritto sulle tribune del campo destro del Kusanagi Stadium, accecando i battitori. Lui lo sapeva. Questo gli aveva permesso di eliminare il battitore di testa, Eric McNair, con una palla alta, e di mettere a segno uno strikeout contro Charlie Gehringer.  I battitori vedevano la sua sagoma prepararsi al lancio, poi una palla bianca esplodeva verso di loro a pochi metri di distanza. Era quasi impossibile da colpire.  Eliminare Gehringer emozionò il ragazzo, p...

Il giorno in cui il Koshien andò in frantumi: i cinque keien di Gojira

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Luglio 1992, l'estate del mio primo anno in Giappone. Gli appassionati di baseball ribollivano di aspettative. Il settimanale Shukan Baseball dedicava la copertina a uno studente, azzardando che potesse eclissare le gesta del grande Kiyohara Kazuhiro. Quel ragazzo era Matsui Hideki, soprannominato Gojira (Godzilla), il quarto battitore del liceo Seiryo di Kanazawa. Nato con quasi quattro chili di peso, Matsui era talmente grande che il padre lo costrinse a battere da mancino (pur essendo destrorso) per non dominare troppo i coetanei. Nonostante eccellesse anche nello judo con prospettive olimpiche, il richiamo del Koshien fu più forte.  L'allenatore Yamashita lo accettò nel club di baseball solo a patto che perdesse dieci chili dal suo peso (già 90 kg all'ultimo anno delle medie).  Già al primo anno di liceo, fu promosso slugger , quarto battitore (in Giappone si dice che il quarto battitore sia il volto rappresentativo della sua squadra), il ruolo che incarna potenza, ment...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (8)

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Il testo che segue l’ho recuperato da un recente numero della rivista “Shukan Baseball” datato 2024, in particolare dallo speciale intitolato Nomo Hideo Densetsu  (La leggenda di Nomo Hideo), e da alcune interviste apparse nella rivista “Baseball Magazine” del giugno 2023. Al giorno d’oggi, leggere o sentire di un giapponese che milita in Major League non stupisce più nessuno: Darvish, Suzuki, Kikuchi, Maeda, Yamamoto, Senga, Sasaki e tanti altri sono protagonisti fissi del campionato americano.  Ma prima di tutti questi e di coloro che li hanno preceduti a partire dal 1997 (Ichiro, Matsui, Irabu, Aoki, Taguchi, Fukudome per citarne alcuni) si affermò un lanciatore di nome Nomo Hideo.  Il 13 febbraio 1995 i Los Angeles Dodgers annunciarono la sua firma dopo averlo convinto a lasciare per sempre i Kintetsu Buffaloes e la Lega Giapponese, un evento che segnò l’inizio di una nuova era. Dopo di lui, oltre sessanta giocatori giapponesi avrebbero seguito la stessa strada. Già n...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (7)

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Il curriculum di Nomo in Major League iniziò a infittirsi di statistiche più che positive. Il 14 maggio, contro Pittsburgh, totalizzò ben 16 strikeout . Il 24 maggio, contro i Giants, realizzò la prima partita completa senza subire valide di un giapponese in MLB. Il 29 maggio, in sole 4 partite, raggiunse 50 strikeout e divenne il primo asiatico a vincere il premio di “Giocatore del Mese”.  Il 2 giugno, un mese dopo il debutto, arrivò la prima agognata vittoria in Major contro i New York Mets. Nomo quasi chiuse la partita da solo, ma al nono inning concesse una base su ball al primo battitore, e coach Lasorda lo sostituì.  Seduto in panchina, Nomo ricevette l’incoraggiamento dei compagni: « Non preoccuparti Hide, te la portiamo noi a casa. » Il punto decisivo arrivò su una splendida giocata difensiva del seconda base. Lasorda corse ad abbracciare Nomo per festeggiarlo. Il 24 giugno, contro i Giants, Nomo si trovò in grande difficoltà con basi piene (e due eliminati) già al pri...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (6)

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All’epoca il salto MLB era considerato impossibile, e Nomo fu bollato come traditore. Tuttavia, molti videro in lui un pioniere coraggioso, capace di aprire la strada al Giappone e superare le diffidenze con i fatti. Kiyohara fu fra i tanti ad ammirare quel coraggio.  Nomo stesso ammette: « Non è che volessi a tutti i costi andare in America, semplicemente non volevo restare sotto quel coach. Ma soluzioni non ce n’erano: non mi avrebbero mai venduto a nessun’altra squadra giapponese, tenendomi a marcire tra le riserve ».  Così, inevitabilmente, Nomo diventò simbolo e pioniere, caricato di speranze e responsabilità. Nel 1995, a gennaio (con la nuova stagione alle porte), l’anno virò in una spirale funesta. Innanzitutto, vi fu la tragedia del terribile terremoto del Kansai , noto come Hanshin-Awaji.  Trascorsero i giorni, e il 13 febbraio, oltre oceano, accompagnato dalle critiche dei media nipponici, Nomo firmò il tanto agognato contratto con i Los Angeles Dodgers, sebbene...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (5)

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Arrivò il 1992, l'anno del mio primo viaggio in Giappone. A luglio ascoltai per la prima volta le storie su questo lanciatore "autarchico" che rispondeva al nome di Nomo Hideo, e la cosa mi incuriosì. Quell’estate me la ricordo bene: iniziai a seguire anche il baseball professionistico giapponese, oltre al mio adorato Koshien dei liceali.  I Seibu – il cui logo e mascotte erano basati sulla versione adulta di Kimba il Leone Bianco , il classico di Tezuka – dominarono nuovamente la Pacific League. La squadra di Nomo chiuse di nuovo al secondo posto.  Il coach Ogi lasciò la panchina a Suzuki Keishi, che prese il comando per riportare la squadra ai vertici.  Ma mentre Ogi lasciava il suo lanciatore libero di conservare quello stile ai limiti dell’ortodosso, Suzuki insistette per rivederne la meccanica: « Guadagni tanti strikeout, ma concedi anche troppe basi su walk. Se non cambi, finirai per non riuscire più a essere competitivo. » Suzuki impose risultati fin da subito, eli...