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Il giorno in cui il Koshien andò in frantumi: i cinque keien di Gojira

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Luglio 1992, l'estate del mio primo anno in Giappone. Gli appassionati di baseball ribollivano di aspettative. Il settimanale Shukan Baseball dedicava la copertina a uno studente, azzardando che potesse eclissare le gesta del grande Kiyohara Kazuhiro. Quel ragazzo era Matsui Hideki, soprannominato Gojira (Godzilla), il quarto battitore del liceo Seiryo di Kanazawa. Nato con quasi quattro chili di peso, Matsui era talmente grande che il padre lo costrinse a battere da mancino (pur essendo destrorso) per non dominare troppo i coetanei Nonostante eccellesse anche nello judo con prospettive olimpiche, il richiamo del Koshien fu più forte. L'allenatore Yamashita lo accettò nel club di baseball solo a patto che perdesse dieci chili dal suo peso (già 90 kg all'ultimo anno delle medie).  Già al primo anno di liceo, fu promosso slugger , quarto battitore (in Giappone si dice che il quarto battitore sia il volto rappresentativo della sua squadra), il ruolo che incarna potenza, mental...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (8)

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Il testo che segue l’ho recuperato da un recente numero della rivista “Shukan Baseball” datato 2024, in particolare dallo speciale intitolato Nomo Hideo Densetsu  (La leggenda di Nomo Hideo), e da alcune interviste apparse nella rivista “Baseball Magazine” del giugno 2023. Al giorno d’oggi, leggere o sentire di un giapponese che milita in Major League non stupisce più nessuno: Darvish, Suzuki, Kikuchi, Maeda, Yamamoto, Senga, Sasaki e tanti altri sono protagonisti fissi del campionato americano. Ma prima di tutti questi e di coloro che li hanno preceduti a partire dal 1997 (Ichiro, Matsui, Irabu, Aoki, Taguchi, Fukudome per citarne alcuni) si affermò un lanciatore di nome Nomo Hideo. Il 13 febbraio 1995 i Los Angeles Dodgers annunciarono la sua firma dopo averlo convinto a lasciare per sempre i Kintetsu Buffaloes e la Lega Giapponese, un evento che segnò l’inizio di una nuova era. Dopo di lui, oltre sessanta giocatori giapponesi avrebbero seguito la stessa strada. Già nel 1988, pri...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (7)

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Il curriculum di Nomo in Major League iniziò a infittirsi di statistiche più che positive. Il 14 maggio, contro Pittsburgh, totalizzò ben 16 strikeout . Il 24 maggio, contro i Giants, realizzò la prima partita completa senza subire valide di un giapponese in MLB. Il 29 maggio, in sole 4 partite, raggiunse 50 strikeout e divenne il primo asiatico a vincere il premio di “Giocatore del Mese”. Il 2 giugno, un mese dopo il debutto, arrivò la prima agognata vittoria in Major contro i New York Mets. Nomo quasi chiuse la partita da solo, ma al nono inning concesse una base su ball al primo battitore, e coach Lasorda lo sostituì. Seduto in panchina, Nomo ricevette l’incoraggiamento dei compagni: « Non preoccuparti Hide, te la portiamo noi a casa. » Il punto decisivo arrivò su una splendida giocata difensiva del seconda base. Lasorda corse ad abbracciare Nomo per festeggiarlo. Il 24 giugno, contro i Giants, Nomo si trovò in grande difficoltà con basi piene (e due eliminati) già al primo inning. ...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (6)

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All’epoca il salto MLB era considerato impossibile, e Nomo fu bollato come traditore. Tuttavia, molti videro in lui un pioniere coraggioso, capace di aprire la strada al Giappone e superare le diffidenze con i fatti. Kiyohara fu fra i tanti ad ammirare quel coraggio. Nomo stesso ammette: « Non è che volessi a tutti i costi andare in America, semplicemente non volevo restare sotto quel coach. Ma soluzioni non ce n’erano: non mi avrebbero mai venduto a nessun’altra squadra giapponese, tenendomi a marcire tra le riserve ». Così, inevitabilmente, Nomo diventò simbolo e pioniere, caricato di speranze e responsabilità. Nel 1995, a gennaio (con la nuova stagione alle porte), l’anno virò in una spirale funesta. Innanzitutto, vi fu la tragedia del terribile terremoto del Kansai , noto come Hanshin-Awaji. Trascorsero i giorni, e il 13 febbraio, oltre oceano, accompagnato dalle critiche dei media nipponici, Nomo firmò il tanto agognato contratto con i Los Angeles Dodgers, sebbene inizialmente per...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (5)

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Arrivò il 1992, l'anno del mio primo viaggio in Giappone. A luglio ascoltai per la prima volta le storie su questo lanciatore "autarchico" che rispondeva al nome di Nomo Hideo, e la cosa mi incuriosì. Quell’estate me la ricordo bene: iniziai a seguire anche il baseball professionistico giapponese, oltre al mio adorato Koshien dei liceali. I Seibu – il cui logo e mascotte erano basati sulla versione adulta di Kimba il Leone Bianco , il classico di Tezuka – dominarono nuovamente la Pacific League. La squadra di Nomo chiuse di nuovo al secondo posto. Il coach Ogi lasciò la panchina a Suzuki Keishi, che prese il comando per riportare la squadra ai vertici. Ma mentre Ogi lasciava il suo lanciatore libero di conservare quello stile ai limiti dell’ortodosso, Suzuki insistette per rivederne la meccanica: « Guadagni tanti strikeout, ma concedi anche troppe basi su walk. Se non cambi, finirai per non riuscire più a essere competitivo. » Suzuki impose risultati fin da subito, elimin...

La Dai-chan Fever: quando un liceale scatenò il panico nazionale

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Una semplice partita di baseball scolastico in grado di fermare un'intera nazione? Risaliamo indietro nel tempo, precisamente nel 1980, quando un liceale di Tokyo, il lanciatore Araki Daisuke del Waseda Jitsugyo, causò un vero e proprio terremoto mediatico. Tutti parlavano della Dai-chan fever , un fenomeno che entrò dritto nella storia del Koshien. L'ascesa improvvisa di un rookie Il destino, si sa, ama gli scherzi inaspettati. Daisuke era solo un rookie (matricola) al primo anno di liceo. Era in panchina, quasi per caso, quando una serie di eventi lo catapultò sul monte di lancio. Prima un esterno non all'altezza, poi, durante un'amichevole, l'infortunio dell'asso titolare. All'improvviso, il destino gli offrì una chance che non poteva sprecare. Nonostante la pressione, il giovanissimo Daisuke, col numero 11 sulla schiena, si dimostrò all'altezza. Guidò la sua squadra, il Waseda – una scuola più nota per i risultati accademici ( shingakuko ) che sporti...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (4)

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Proprio in quel periodo, nell’autunno del 1988, la squadra pro dei Kintetsu Buffaloes passò nelle mani del nuovo allenatore Ogi Akira. Il miracolo fu immediato: dal fondo della classifica dell’anno precedente, i Buffaloes di Osaka terminarono il campionato al secondo posto. Nell’autunno del 1989, dopo nove anni, arrivarono addirittura a vincere di nuovo il titolo della Pacific League andando poi a sfidare i Giants di Tokyo , campioni della Central League, per il titolo assoluto del Giappone ( Japan Series ).  I Buffaloes partirono a razzo con due vittorie consecutive. Nel terzo match, il lanciatore partente Kato tenne i Giants a zero per oltre sei inning e conquistò la vittoria. Sul podio, dichiarò con la tipica sfacciataggine della gente del Kansai: « La loro formazione non è niente di speciale, sinceramente non mi sono mai sentito messo in difficoltà. Il campionato di Lega è stato molto più duro di queste Series! »  Il giorno dopo i giornali locali rincararono la dose e si s...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (3)

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Dal liceo alla ditta Shin Nittetsu Sakai, ai Kintetsu Buffaloes, poi addirittura la Major League. Il palcoscenico di Nomo si è fatto sempre più grande, ma il rapporto con i suoi compagni di squadra non è mai cambiato. Prosegue Uchiyama: « Il Nomo che è con noi è sempre quel ragazzino che si sbellicava dalle risate facendo battute sciocche nello spogliatoio intriso di sudore. Quando è in off-season, è tradizione che noi ex-liceali ci si riunisca in un izakaya a parlare di ricordi. Una volta, Nomo ci propose di andare al karaoke, e finimmo in uno snack bar in un edificio fatiscente. Un Major Leaguer che faceva impazzire tutto il Giappone entrò e chiese alla tenutaria: “Non è che ci puoi fare 3.000 yen (circa 18 euro) a testa?” La signora del locale rimase sbalordita e felicissima. Alla fine, girammo un sacco di altri locali, dal primo al quinto piano di quell’edificio, divertendoci come dei pazzi. Nomo appare spesso imbronciato sui media, ma con noi è sempre un ragazzo semplice, affabile...

Un'opera stravagante su baseball, civiltà e... alieni

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Piacciono i manga sul baseball? In Giappone, all'interno del più ampio filone sportivo, questo genere sembra essere un po' selettivo. Ho l'impressione che ci sia una netta spaccatura: o non li leggi affatto, o li divori regolarmente. Il primo manga sul baseball che ricordo di aver letto seriamente fu, se non erro, H2  di Mitsuru Adachi, nel 1992. Da allora ne ho incrociati parecchi, ma se dovessi citare i miei preferiti in assoluto, cadrei in una lunga e tormentata riflessione... cadrei in una lista troppo lunga. Sono affezionato a troppi titoli, quindi, declino l'invito! Ebbene, io, con il mio modesto background da lettore, di recente sono rimasto colpito da un'opera pubblicata su Jump+ che mi ha fatto esclamare: "Ma che diavolo è 'sta roba? È stranissima!" Mi riferisco a Yakyu, Bunmei, Eirian  ( 野球・文明・エイリアン ), o, come riporta il sottotitolo originale, Aliens, Baseball, and Civilization . Una serie estremamente divertente, i cui capitoli (per ora poco...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (2)

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Nel luglio del 1985, nel secondo turno delle qualificazioni estive, Hideo (al secondo anno) ottenne un perfect game contro il liceo Ikuno, iniziando a farsi un nome. Il perfect game (cioè la partita perfetta) è il risultato più raro e straordinario per un lanciatore, che ottiene esattamente 27 eliminazioni senza che nessuno dei battitori avversari arrivi in prima base, né per valida, né per base su ball, né per errore o altro. Tuttavia, in una Osaka dominata da potenti scuole come PL Gakuen e Uenomiya, persino con la sua performance eccezionale, il sogno del Koshien restava lontanissimo.  Infatti, anche al terzo anno la squadra si fermò agli ottavi di finale della fase di Osaka, e il sogno sfumò definitivamente. « Non ho mai pensato troppo al Koshien. A essere sincero, alle superiori avevo una gran voglia di mollare il baseball: allenamenti durissimi, specialmente quelli del mattino. Si iniziava alle 6:30 e io ci arrivavo dopo un’ora di treno, sempre mezzo assonnato. Ogni mattina...