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Shinjuku 1984, quando il cinema occupava i muri e i sogni

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Ovvero, luci, poster e pinku eiga.  Ovvero, un breve viaggio in una Tōkyō che non c’è più. Sono inciampato casualmente in una foto online e, puff, sono stato risucchiato in un’altra dimensione temporale senza nemmeno il bisogno di una DeLorean. Mi è successo osservando uno scatto datato aprile 1984 (https://www.instagram.com/tokyo_timeslip/), un’immagine che cattura uno scorcio di Shinjuku così vibrante da sembrare quasi magico, una Tōkyō che purtroppo non ho mai visto dal vivo essendo approdato in Giappone solo nel 1992. Eppure, quel corridoio brulicante di vita che collegava l’entrata Ovest dell’immensa stazione ferroviaria non esiste più, spazzato via dal tempo e sostituito dal moderno palazzo Shinjuku Palette che oggi ospita, tra i vari negozi, un colosso come Uniqlo.  Tuttavia, a rapirmi il cuore in quello scatto non è stata l’architettura, bensì i poster cinematografici affissi alle pareti: una vera e propria finestra sulla cultura pop di quarant’anni fa, quando lo ...

Anime e censura: se pensavate che Lilly fosse audace, non conoscete Robokko Beaton

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Avete presente quella sottile linea rossa tra l’educazione e lo scandalo? Chiacchierando con un coetaneo giapponese ho scoperto che mentre noi restavamo ipnotizzati dalle innocenti trasformazioni di una bambina e dalle sue pillole rosse e blu legate all’educazione sessuale, nel 1976 il Giappone trasmetteva Robokko Beaton , un anime scherzoso sulla falsariga di Doraemon che, probabilmente, avrebbe fatto accapponare la pelle a qualunque comitato di genitori italiani. Come dicevo, è tutto nato da una recente conversazione tra boomer . Si parlava di nostalgia, di pomeriggi e serate davanti alla TV, di cartoni innocenti e anche di censura. Mi è venuto spontaneo citare " I bonbon magici di Lilly " ( Fushigi na Melmo ): i toni del cartone erano lievi e innocenti, ma gli argomenti trattati, cioè le trasformazioni di Lilly (Melmo) e i temi dell’educazione sessuale accennati da Tezuka Osamu, risultavano curiosamente precoci. Il Dio del Manga voleva spiegare ai bambini come cambia il c...

Baseball e Business, la combinazione geniale che superò Harry Potter

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Il fenomeno “ Moshidora ” nacque quando il baseball incontrò il management del celebre economista, l’esimio professor Peter Drucker, e produsse un caso editoriale che fece tremare le classifiche in Giappone, superando persino uno schiacciasassi di livello planetario come Harry Potter. Moshi kokoyakyu no joshi maneejaa ga Dorakkaa no ‘Manejimento’ wo yondara , titolo chilometrico simile a quelli di Lina Wertmuller -che i giapponesi giudiziosamente abbreviarono in Moshidora - significa "Se la manager della squadra di baseball liceale leggesse la 'Gestione' di Drucker", divenne un libro che trasformò la teoria aziendale in una vera e propria epopea sportiva. L'incredibile ricetta del successo Scritto da Iwasaki Natsumi, Moshidora è un mix geniale e inusuale di romanzo giovanile e libro di business. La trama è semplice quanto geniale: la protagonista, Kawashima Minam i, manager della debole squadra di baseball di un liceo metropolitano, l’Horikubo, su suggerimento dis...

Gli anime sportivi: brillano i personaggi secondari

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Quali sono i vostri anime sportivi preferiti? Ogni sport ha il suo eroe, e ogni eroe ha la sua storia, spesso disegnata in un mondo in bianco e nero che poi esplode a colori sullo schermo.  C'è un filo invisibile e potente che lega intere generazioni di giapponesi e, in parte, alcune delle nostre: quello delle sigle a tutto volume e delle sfide epiche che si consumavano sugli schermi delle tv. Ma quali di questi capolavori hanno davvero lasciato il segno? Quando si parla di cartoni giapponesi legati allo sport, si parla di fatica, sudore e del fuoco sacro che brucia negli occhi dei protagonisti.  Se anche la vostra infanzia, come quella di molti giovani giapponesi, è stata scandita da allenamenti massacranti visti in tv e da frasi motivazionali urlate sul campo da gioco, sapete di cosa sto parlando.  In particolare negli anni ‘60 e ‘70, al culmine dell’ era Showa (che si concluse nel 1989), il Giappone attraversò un periodo di esponenziale crescita economica. La cultura ...

Quando gli anime presero il volo (e poi inciamparono)

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Devo essere sincero: fino a poco tempo fa, sapevo ben poco di cosa fosse davvero successo nel mondo dell’animazione giapponese negli anni ’60. Conoscevo i nomi più famosi, qualche titolo storico come Tetsuwan Atomu (Astro Boy), alcune notiziole incrociate sui quotidiani, ma non avevo mai approfondito quel periodo turbolento e affascinante in cui tutto cominciò. Così ho deciso di documentarmi, di scavare un po’. Non serve una laurea in cultura otaku per orientarsi un minimo. Ho scartabellato riviste, incrociato fonti e cercato di mettere insieme qualche pezzo. E cosa ho scoperto? Un mondo pieno di drammi, colpi di scena, animatori insonni che dormono meno di un barista in turno di notte, sponsor capricciosi e un certo Tezuka Osamu  (il sole attorno al quale ruotavano gli altri pianeti) che lavorava come se fosse posseduto da uno spirito creativo iperattivo. Altro che “cartoni animati per bambini”. Questo post è un tentativo di mettere ordine nel mio caos mentale, una sintesi semise...

Tre perle inedite del genere supokon (e il suo decadimento)

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Anche al giorno d’oggi, gli anime a tema sportivo mantengono un’enorme popolarità e sono incredibilmente coinvolgenti. Un paio di anni fa ho sussultato di nuovo guardando in tv  The First SLAM DUNK , e ho goduto per serie come Haikyu!!  (L'asso del volley) e, sebbene sia un po’ atipico, Blue Lock . Lo sport, in ogni epoca e per ogni generazione, ha l’innata capacità di regalare gioia e commozione, e come diceva un famoso drammaturgo locale “ nessun dramma può competere con l’emozione dello sport ”.  È inevitabile, dunque, che gli anime che ne parlano siano così avvincenti.  Negli anni ’70 il genere era ricco di capolavori, tre titoli su tutti " Kyojin no Hoshi " (Tommy la stella dei Giants), " Ashita no Jo " (Rocky Joe) e " Tiger Mask " (L'Uomo Tigre), ora conosciutissimi anche fuori dai confini dell’arcipelago.  Ma oltre a questi ne vennero trasmessi altri, ancora sconosciuti in Italia, che tuttavia qui sono considerati anime notevoli per i loro ...