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Samurai Giants, il mondo Kajiwara allo stato puro

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Tra gli anime sportivi e baseballistici degli anni ’70, accanto a Tommy, la stella dei Giants , molti giapponesi citerebbero sicuramente Samurai Giants . Gli appassionati di quella generazione ricordano ancora perfettamente la celebre sigla e in tanti ricorderanno anche gli innumerevoli 'lanci magici' del protagonista Banba Ban. Tuttavia, non tutti sapranno che anche quest’opera aveva come autore originale Ikki Kajiwara, il manga originale era serializzato su Weekly Shonen Jump, e che la produzione anime coinvolse uno staff incredibilmente prestigioso. Vediamo quindi, insieme anche al manga originale, il fascino di questo capolavoro dell’animazione baseballistica dell’era Showa.   Cos’è “Samurai Giants”? Il manga originale Samurai Giants  aveva come autore originale Kajiwara  Ikki , mentre i disegni erano di Inoue  Ko . Venne pubblicato su rivista dall’anno 1971 al 1974, e infine raccolto in 16 volumi. L’anime televisivo omonimo andò i onda dall’ottob...

Umi no Toriton e il trauma generazionale

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"Umi no Toriton" è un’opera che agì da ponte tra giganti del calibro di "Corazzata Yamato" e "Gundam". Appartengo a quella generazione che, in Italia, vide questa serie in diretta nel 1981, un periodo di vero e proprio intasamento di anime sulle nostre emittenti private.  Lo ammetto con una punta di rammarico: all'epoca vidi " Toriton " quasi di sfuggita, perché sommerso da un’offerta vastissima di titoli che reputavo decisamente superiori a questo ragazzino dai capelli verdi, in tunica, che cavalcava un delfino. Solo anni dopo, approfondendo e ricercando, ho compreso la reale caratura di ciò che avevo davanti: una serie con una sigla diventata fin troppo famosa in Giappone, ma soprattutto un’opera scaturita dal genio di Tezuka Osamu. Anche nell'attuale era Reiwa, quella melodia continua a riecheggiare negli stadi giapponesi, essendo una delle canzoni di tifo più classiche del torneo scolastico di baseball al Koshien.  Mi verrebbe quasi v...

Il 1979 e Lupin III, l'anno in cui iniziammo a fare il tifo per il cattivo

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Il 24 ottobre 1971, 38 anni fa, alle 19:30 di una mite domenica sera, iniziò la messa in onda della prima serie di "Lupin III". Realizzato inizialmente come il primo anime televisivo per adulti , il Lupin di allora era un uomo maturo, affascinante e tenebroso: indossava una giacca verde, sorrideva con aria cinica, era circondato da un'atmosfera malinconica e commetteva furti quasi per scacciare la noia. Perciò, non andrebbe chiamato semplicemente cartone animato .  Lupin III segnò la fine dell'innocenza televisiva, e non solo in Italia. La riscoperta di alcuni rari cimeli cartacei mi proietta direttamente nel cuore pulsante di quel 1971, un anno legato a un periodo spartiacque in cui l'animazione giapponese abbandonò alcune rassicuranti favole per ragazzi per tuffarsi nell'ignoto del genere seinen . Osservando queste pagine pubblicitarie, inserzioni su riviste come TV Guide e la copertina di Gekkan Out del 1980, emerge prepotente l'estetica rivoluzionari...

Un’anime, un giorno e un’ora

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Ovvero,  traduzione e lettura di palinsesti dimenticati. Infatti, c ’è un aspetto della televisione giapponese che, a differenza di quanto si potrebbe pensare, non è affatto scomparso. Anche oggi esistono anime che si guardano a un’ora precisa, in un giorno preciso, una volta a settimana.  Mi vengono in mente serie come Sazae-san , Doraemon o Crayon Shin-chan che continuano a occupare uno spazio fisso nel palinsesto, mantenendo vivo quel rapporto tra tempo, abitudine e visione collettiva.  Eppure, osservando altre immagini, ci si accorge subito che negli anni ’70 e ’80, forse quel meccanismo aveva un peso diverso, più centrale, quasi totale: non era una delle tante modalità di fruizione, ma la modalità . Entrando nel dettaglio, la pagina più antica datata 1969 è quasi un manifesto della nascita dell’anime come rito domestico.  N on si trattava semplicemente di guardare un episodio. Si trattava di aspettarlo. E quell’attesa si riflette chiaramente nella frase che dom...