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Il 1979 e Lupin III, l'anno in cui iniziammo a fare il tifo per il cattivo

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Il 24 ottobre 1971, 38 anni fa, alle 19:30 di una mite domenica sera, iniziò la messa in onda della prima serie di "Lupin III". Realizzato inizialmente come il primo anime televisivo per adulti , il Lupin di allora era un uomo maturo, affascinante e tenebroso: indossava una giacca verde, sorrideva con aria cinica, era circondato da un'atmosfera malinconica e commetteva furti quasi per scacciare la noia. Perciò, non andrebbe chiamato semplicemente cartone animato .  Lupin III segnò la fine dell'innocenza televisiva, e non solo in Italia. La riscoperta di alcuni rari cimeli cartacei mi proietta direttamente nel cuore pulsante di quel 1971, un anno legato a un periodo spartiacque in cui l'animazione giapponese abbandonò alcune rassicuranti favole per ragazzi per tuffarsi nell'ignoto del genere seinen . Osservando queste pagine pubblicitarie, inserzioni su riviste come TV Guide e la copertina di Gekkan Out del 1980, emerge prepotente l'estetica rivoluzionari...

Un’anime, un giorno e un’ora

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Ovvero,  traduzione e lettura di palinsesti dimenticati. Infatti, c ’è un aspetto della televisione giapponese che, a differenza di quanto si potrebbe pensare, non è affatto scomparso. Anche oggi esistono anime che si guardano a un’ora precisa, in un giorno preciso, una volta a settimana.  Mi vengono in mente serie come Sazae-san , Doraemon o Crayon Shin-chan che continuano a occupare uno spazio fisso nel palinsesto, mantenendo vivo quel rapporto tra tempo, abitudine e visione collettiva.  Eppure, osservando altre immagini, ci si accorge subito che negli anni ’70 e ’80, forse quel meccanismo aveva un peso diverso, più centrale, quasi totale: non era una delle tante modalità di fruizione, ma la modalità . Entrando nel dettaglio, la pagina più antica datata 1969 è quasi un manifesto della nascita dell’anime come rito domestico.  N on si trattava semplicemente di guardare un episodio. Si trattava di aspettarlo. E quell’attesa si riflette chiaramente nella frase che dom...

Il risveglio del re Godzilla

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Il mio primo incontro col re dei mostri non è avvenuto in una sala cinematografica imponente, ma attraverso il vetro bombato di un televisore nelle prime televisioni private. Gojira, o Godzilla, apparve come una forza della natura primordiale capace di stregare la mia immaginazione. Facendo un paio di conti, credo sia successo durante gli ultimi anni di scuola elementare. Il film era “Ai confini della realtà” e paradossalmente c'entrava poco con l'universo del lucertolone.  Faccio un passo indietro. Il punto di partenza è l'originale “ Gojira ”, film del 1954, nato dalla mente di Honda Ishiro come risposta nipponica a King Kong. Il nome stesso, sintesi di "gorilla" ( gorira ) e "balena" ( kujira ), quindi go + ji + ra , evocava una potenza ancestrale. Fu il primo kaiju eiga per come viene etichettato adesso quel genere. Parentesi: kaiju sta “bestia misteriosa” oppure “mostro soprannaturale” e indica appunto i bestioni dei tokusatsu . Fu proprio allora c...

La guerra dei Festival: Toei contro Toho

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Benvenuti nell’ennesima operazione nostalgia e documentale. Il fermento delle vacanze primaverili ed estive nel Giappone degli anni Sessanta e Settanta è difficile da descrivere riferendosi a un paese che, proverbialmente, di vacanze ne fa poche. Era un’epoca in cui la parola " anime " non faceva ancora parte del vocabolario comune e tutto ciò che passava sullo schermo per i più piccoli veniva catalogato sotto l’ampia e coloratissima etichetta di manga televisivi .  Questa categoria era un caleidoscopio che fondeva animazione e tokusatsu , ovvero i programmi live-action densi di effetti speciali, creando un immaginario collettivo dove i confini tra generi erano fluidi e l’unico obiettivo era l’intrattenimento totale della famiglia. Il momento clou delle vacanze primaverili ed estive erano proprio questi due grandi eventi cinematografici "All-Star", dei veri e propri festival dove i personaggi più amati della televisione migravano sul grande schermo per un appuntamen...