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Watashi no minna no Koshien: la rivincita degli scappati di casa

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Una promessa, un fantasma e una squadra di scappati di casa: alla riscoperta di Watashi no minna no Koshien ! Avete mai pensato di tornare nel vostro vecchio liceo per cambiare le cose? Un tema visto già in alcuni film, soprattutto a stelle e strisce. Capita anche da queste parti ed è esattamente ciò che fa Shihono Watase, la protagonista ventisettenne del manga intitolato Watashi no minna no Koshien . Volendo tradurlo letteralmente suona pressappoco come Il  mio  Koshien dei ragazzi , oppure Il Koshien di tutti mio. Shihono non torna al Liceo Kugunari come una semplice ex alunna, ma come insegnante di educazione fisica e, soprattutto, con una missione nel cuore. Dieci anni prima, era la manager del club di baseball che aveva compiuto un miracolo, qualificandosi per il leggendario torneo estivo del Koshien.  Oggi, però, quella gloria è solo un ricordo sbiadito: il club è allo sbando, con meno di nove membri e nessuna voglia di faticare.  Ma nella borsa di Shihono ...

Ripercorrendo la storia delle gyaru (6)

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Negli anni Duemila, nonostante il boom di Hamasaki Ayumi avesse garantito alla cultura gyaru una certa posizione stabile tra i giovani, il fenomeno iniziò gradualmente a perdere terreno. Dalla seconda metà degli anni Duemila iniziò la frammentazione. La moda si diversificò, Internet cambiò le dinamiche e il grande movimento unitario perse forza. La cultura gyaru , che aveva raggiunto il suo massimo splendore nel decennio precedente, iniziò gradualmente a perdere colpi. Anni Duemila Intorno al 2005 emerse il boom delle attrici dal look puro e innocente, mentre il debutto delle AKB48 nel 2006 accelerò il passaggio verso un'estetica pulita, dominata da capelli neri e trucco naturale. Tra la fine degli anni Duemila la convinzione che un look appariscente fosse necessariamente cool venne meno tra le giovani donne, e la cultura gyaru , al culmine tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, iniziò il suo declino, cessando di essere al centro della cultura giovanile. Il modo di i...

Shinjuku 1984, quando il cinema occupava i muri e i sogni

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Ovvero, luci, poster e pinku eiga.  Ovvero, un breve viaggio in una Tōkyō che non c’è più. Sono inciampato casualmente in una foto online e, puff, sono stato risucchiato in un’altra dimensione temporale senza nemmeno il bisogno di una DeLorean. Mi è successo osservando uno scatto datato aprile 1984 (https://www.instagram.com/tokyo_timeslip/), un’immagine che cattura uno scorcio di Shinjuku così vibrante da sembrare quasi magico, una Tōkyō che purtroppo non ho mai visto dal vivo essendo approdato in Giappone solo nel 1992. Eppure, quel corridoio brulicante di vita che collegava l’entrata Ovest dell’immensa stazione ferroviaria non esiste più, spazzato via dal tempo e sostituito dal moderno palazzo Shinjuku Palette che oggi ospita, tra i vari negozi, un colosso come Uniqlo.  Tuttavia, a rapirmi il cuore in quello scatto non è stata l’architettura, bensì i poster cinematografici affissi alle pareti: una vera e propria finestra sulla cultura pop di quarant’anni fa, quando lo ...