Ripercorrendo la storia delle gyaru (6)

Negli anni Duemila, nonostante il boom di Hamasaki Ayumi avesse garantito alla cultura gyaru una certa posizione stabile tra i giovani, il fenomeno iniziò gradualmente a perdere terreno. Dalla seconda metà degli anni Duemila iniziò la frammentazione. La moda si diversificò, Internet cambiò le dinamiche e il grande movimento unitario perse forza. La cultura gyaru, che aveva raggiunto il suo massimo splendore nel decennio precedente, iniziò gradualmente a perdere colpi.

Anni Duemila

Intorno al 2005 emerse il boom delle attrici dal look puro e innocente, mentre il debutto delle AKB48 nel 2006 accelerò il passaggio verso un'estetica pulita, dominata da capelli neri e trucco naturale. Tra la fine degli anni Duemila la convinzione che un look appariscente fosse necessariamente cool venne meno tra le giovani donne, e la cultura gyaru, al culmine tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, iniziò il suo declino, cessando di essere al centro della cultura giovanile. Il modo di indossare le uniformi scolastiche cambiò, e non si vedevano quasi più liceali con i loose socks bianchi, simbolo assoluto dell'epoca d'oro. Restando in tema di calze, divennero lo standard i calzettoni aderenti blu scuro, segnando un passaggio lento ma deciso verso uno stile più ordinato, compatto ed elegante.



All'interno del proprio contesto, quella cultura cominciò a diversificarsi e a spezzarsi in mille rivoli. Andiamo con ordine: in contrapposizione alle ragazze dalla pelle color grano o alle ganguro del periodo di massimo splendore, fecero la loro comparsa le shirohada gyaru, che esaltavano la pelle chiara e divennero presto un altro filone importante. Allo stesso tempo, i generi della moda si frammentarono ulteriormente, dando vita, per esempio, alle hime gyaru, che come suggerisce il nome incorporavano elementi romantici e sontuosi da principessina. Seguendo la linea di base di trucco e capelli tipica delle esponenti tradizionali ma aggiungendo elementi di moda femminile e decorativa, queste correnti inizialmente considerate eccentriche finirono col diventare uno dei pilastri della moda gyaru.

In seguito, la moda in stile hime gyaru si fuse con la cultura del lavoro notturno, in particolare quella delle hostess dei cabaret e dei night club, dando origine a fenomeni come lo stile ageha (ageha è un tipo di farfalla), reso popolare dopo il lancio della rivista Koakuma Ageha (suona pressappoco come Farfalla demonietta). Si tratta di una rivista di moda e lifestyle che divenne rapidamente celebre e molto venduta, guadagnandosi l'appellativo di bibbia delle hostess, intese come ragazze addette alle relazioni sociali, dotate di conoscenze e competenze specialistiche nell'accoglienza degli ospiti.



A distinguere ulteriormente Koakuma Ageha dalle altre riviste patinate giapponesi era il suo tono schietto e non romanzato. Pur occupandosi di moda, le redattrici non evitavano di affrontare temi seri e persino i lati oscuri e i traumi personali delle sue modelle, come delinquenza, malattie mentali e violenza domestica. I fenomeni hime gyaru e shiro gyaru rappresentarono dunque l'evoluzione della cultura gyaru che volle reagire all'estremismo scuro (ganguro e yamanba) degli inizi del Duemila, tornando a un'estetica più chiara e incentrata sul lusso o sulla femminilità.

In questo periodo aumentò anche la presenza in televisione delle gyaru, e attraverso queste figure dall'immagine allegra, pop e un po' svampita anche la percezione pubblica di quelle ragazze iniziò gradualmente a cambiare. Fino ad allora le gyaru erano percepite come figure che incutevano timore e mettevano a disagio, ma con il progressivo diradarsi nelle strade delle protagoniste legate alla cultura ribelle anni Novanta, si affermò il concetto di una gyaru solare, aperta e cordiale con chiunque.

Girl Crush

Con l'ingresso negli anni 2010, come detto, le gyaru classiche iniziarono a scomparire quasi del tutto dalle strade. Non solo: la rivista egg, fondata nel 1995, sospese le pubblicazioni nel 2014, e anche Koakuma Ageha cessò la sua attività. Si ebbe la sensazione concreta di una prima, vera fine di questa cultura, che sopravvisse come concetto, come icona, più che come realtà vissuta. Tutto venne travolto dall'ondata coreana.



Moda, trucco, musica e cibo coreani divennero tendenze dominanti tra i giovani giapponesi, esplodendo in una popolarità travolgente che ridisegnò gusti e riferimenti estetici. Quando mi capitò di frequentare la stazione di Shin Okubo, me ne resi conto subito. Non è esagerato dire che le tendenze giovanili furono rapidamente tinte quasi interamente di Corea: dall'idol pop ai drama, passando per il cibo e il modo di fare shopping. Tra i giovani si diffuse il trucco coreano ulzzang, e dalla metà degli anni 2010 in poi divenne popolare anche lo shopping su siti di e-commerce esteri a basso costo come AliExpress e SHEIN. Sotto queste influenze cambiò anche il modo di indossare l'uniforme scolastica tra le liceali: i capelli tornarono più scuri, la pelle chiara fu considerata l'ideale, il trucco puntò su sopracciglia spesse e l'insieme si orientò verso uno stile più pulito ed elegante.

Così, come genere di moda, la cultura gyaru finì gradualmente per uscire dal mainstream delle grandi città, mentre nelle zone rurali resistevano ancora gruppi sparuti che portavano avanti uno stile ispirato agli anni d'oro. Una fiamma che in città sembrava spegnersi continuava dunque a covare in periferia. Invece in città le esponenti di quegli anni vivevano una situazione piuttosto difficile ed erano spesso derise come elementi fuori moda, residui di un'epoca passata. Aleggiava però un'atmosfera in cui la gyaru veniva osservata dall'esterno in modo metalinguistico, consumata come personaggio piuttosto che vissuta come identità reale. In pratica, l'icona non sparì ma venne sempre più svuotata dall'interno. Si stava passando sempre più da una gyaru come cultura di strada reale a una gyaru come concetto, presente su Internet e nei media.

In questo periodo nacque anche un nuovo genere chiamato neo gyaru, caratterizzato da trucco e capelli dai colori forti che richiamavano le gyaru, abbinati a outfit ispirati allo street style e alle celebrità straniere, che iniziarono ad animare i social. Ragazze che apprezzavano questo tipo di stile esistevano già da tempo, ma fu a metà degli anni 10 che iniziarono a essere etichettate dai media come neo gyaru, creando così un nuovo contenitore semantico.



In questo modo, mentre il filone principale della cultura gyaru declinava, il concetto di gyaru continuava comunque a essere tramandato, estendendo i propri rami in direzioni inaspettate. Ma le neo gyaru non rappresentano una singola estetica rigida (come l'abbronzatura delle ganguro o i vestiti svolazzanti delle hime), bensì un concetto evolutivo di gyaru moderno, emerso come fusione di diversi stili e influenze globali.

Anni 2020, segnali di revival

Nel 2018 si giunse a un momento cruciale per le gyaru. La rivista simbolo della loro cultura, egg, tornò in vita in versione digitale. E non solo: egg lanciò una campagna sull'allora Twitter (oggi X) dichiarando "Se questo tweet raggiunge i 10.000 retweet, egg tornerà in versione cartacea a maggio!". Successivamente la raccolta fondi tramite crowdfunding andò a buon fine e la rivista tornò effettivamente in formato cartaceo, dimostrando che il desiderio di gyaru non si era mai spento del tutto.

In questo periodo, anche la rivista Ranzuki (contrazione di ranking daisuki), che aveva diffuso a lungo la cultura gyaru, iniziò progressivamente a perdere quegli elementi, fino a cessare le pubblicazioni nel 2018. Anche Popteen, una rivista molto popolare tra le liceali, si alleggerì via via dai contenuti gyaru man mano che queste cessavano di essere una tendenza tra le studentesse, orientandosi verso un'estetica diversa. Oltre al declino delle riviste come mezzo di comunicazione in generale, la chiusura o il ridimensionamento delle testate che promuovevano la cultura gyaru fece sì che questa diventasse sempre più un genere sostenuto solo da una nicchia di appassionate.

La cultura gyaru, che all'inizio degli anni 2010 sembrava completamente scomparsa, iniziò così a essere riaccolta dal pubblico in un clima di revival, tra nostalgia e curiosità per le nuove declinazioni, dando vita a una neo cultura varia e aggiornata ai tempi. Un altro fenomeno che probabilmente contribuì a rafforzare il revival della cultura gyaru nella seconda metà degli anni 2010 fu il girl crush nel K-POP coreano, che iniziò a diffondersi anche in Giappone intorno al 2017. Il girl crush è un concept del K-POP che mette in primo piano l'immagine di una donna forte, indipendente e non influenzata dalle opinioni altrui, andando oltre la femminilità tradizionale più dolce e remissiva. Gruppi come Blackpink e Mamamoo ne furono tra i principali promotori, e questo modello si diffuse rapidamente anche in Giappone.



Non più una figura carina, femminile e da proteggere, ma una donna forte, indipendente e cool: un'immagine che suscitò grande empatia e venne accolta a braccia aperte dai giovani. Anche trucco e moda puntavano più su un'estetica cool che cute, con un'esposizione della pelle sana come elemento distintivo e un approccio più deciso agli accessori e ai tagli. Sul piano mentale, questa idea di una donna forte, indipendente e non condizionata dalla voce della società presentava evidenti punti di contatto con la mentalità gyaru delle origini. Forse anche per questo sui social iniziarono a comparire sempre più spesso descrizioni di persone con stile e mentalità girl crush versione gyaru. Pur trattandosi, a rigore, di culture con origini completamente diverse, si può dire che gradualmente si siano avvicinate, fino a sfiorarsi e in parte sovrapporsi.

Reiwa gyaru

Ed eccoci al 2020 che ci introduce nel decennio attuale. Sulla scia dei movimenti della seconda metà degli anni 2010, la cultura gyaru ha ulteriormente aumentato il proprio slancio in chiave revival e reinterpretazione. Per quanto riguarda trucco e moda, la gyaru si è stabilizzata come un vero e proprio genere, e sui social compaiono sempre più spesso gyaru "aggiornate" che riprendono l'estetica delle gyaru di un tempo traducendola in chiave contemporanea.

Le esponenti che si inseriscono in questo filone revival sono chiamate Reiwa gyaru e, pur ereditando il flusso delle senpai degli anni Novanta, si sviluppano secondo valori e sensibilità marcatamente attuali. Pare che uno dei fattori alla base di questo fenomeno sia il fatto che le figlie della generazione delle prime gyaru siano cresciute e stiano entrando nell'età adolescenziale, portando in casa un nuovo sguardo su foto, aneddoti e capi d'abbigliamento di quell'epoca.



Uno dei nuovi filoni delle Reiwa gyaru è il concetto di gyaru mind. Si tratta di una visione secondo cui tenere una gyaru dentro di sé rende invincibili, o secondo cui se il tuo modo di pensare è da gyaru, allora sei una gyaru indipendentemente dall'aspetto. Il mind indicato non rimanda tanto alle ragazze di strada dell'epoca d'oro degli anni Novanta, quanto piuttosto all'immagine delle giovani allegre e pop che ha iniziato a essere riconosciuta dagli anni Duemila in poi: una mentalità che affronta anche le difficoltà con un atteggiamento positivo, del tipo "in qualche modo tutto si sistema", e che sceglie di vivere con leggerezza e ottimismo.

Tuttavia, non si può dire che tutte condividano l'idea secondo cui se la mente è da gyaru, allora va bene qualsiasi aspetto. Dopotutto, la gyaru è sempre stata definita anche da una moda e da un trucco ben precisi, e dietro a quel look c'è l'impegno costante e ostinato nel costruire la propria immagine. Niente di improvvisato, ma ore e ore di prove, ritocchi, sperimentazioni. Ignorare lo sforzo con cui hanno creato quella bellezza rende difficile accettare una cultura in cui persone con qualsiasi aspetto si autodefiniscono gyaru basandosi solo sul mindset. Non a caso, in rete compaiono spesso commenti pungenti come "pensi davvero di essere una gyaru?" sotto foto pubblicate sui social con didascalie del tipo "eccomi in versione gyaru".

Detto ciò, anche per effetto del boom coreano citato prima, oggi l'aspetto esteriore è diventato molto più diversificato e forse la definizione visiva di cosa sia una gyaru è più complessa rispetto al passato. In questo modo, le Reiwa gyaru, che stanno alimentando l'attuale boom revival, possono essere considerate una forma in evoluzione che ingloba la diversità pur mantenendo rispetto per l'immagine delle pioniere dell'epoca d'oro. Dopotutto, questa cultura continua a mutare senza accennare a spegnersi.

Conclusioni

Ripercorrendo questo lungo cammino, dalle discoteche degli anni Ottanta alle Reiwa gyaru su TikTok e Instagram, una cosa appare chiara: la cultura gyaru è sopravvissuta perché non è mai stata solo moda. È stata mentalità, ribellione, desiderio di libertà. Che una cultura nata negli anni Novanta continui a essere amata, reinterpretata e discussa ancora oggi è qualcosa di raro. E forse è proprio questo che rende la gyaru, ancora adesso, così difficile da definire e così impossibile da ignorare.

(fine)

Commenti