Ripercorrendo la storia delle gyaru (2)

Il quinquennio che va dal 1981 al 1991 segnò un'era di straordinario glamour e fu un periodo decisamente abbagliante: era esplosa una festa frenetica che in seguito venne indicata come la bolla degli anni Ottanta. Gli adulti di quel periodo furono coinvolti negli alti e bassi dei mercati azionari e immobiliari, mentre le grandi aziende e chi deteneva il potere si immerse in giochi di prestigio col denaro mascherati da investimenti e acquisizioni. 

La bolla e i bagliori degli Ottanta 

Il capitale affluì nelle strade di Tokyo, dando vita a una proliferazione di locali notturni e negozi alla moda che soddisfacevano il bramoso desiderio di divertimento. Roppongi, Aoyama e Ginza divennero zone più sofisticate, mentre anche quartieri tranquilli come Shibaura, un tempo sede di docks e magazzini, rinacquero come nuovi complessi residenziali sul lungomare.



Coloro che sapevano e potevano manovrare le mazzette di contanti avevano capito che l'aria dolce che aleggiava su Tokyo poteva trasformarsi in immense fortune dall'oggi al domani. I primi invitati a questa grande festa collettiva furono i giovani lavoratori a cui si affiancarono le studentesse universitarie e le giovani office lady capaci di socializzare con uomini più anziani. Le strade, i negozi, la circolazione dei beni si trasformarono per soddisfare i gusti di quella generazione, elevandola istantaneamente al centro del mercato di consumo.

Tutti coloro che transitavano per la metropoli erano quotidianamente preoccupati dai movimenti, dalle tendenze, dagli incontri alla moda e dalle storie d'amore che si susseguivano. Quella gioventù venne bollata come la più ricca della storia di Tokyo. L'epoca stessa diventò come un grande party aperto a tutti, con una generazione di giovani edonisti che adottarono come codice lo stile ricco e alla moda frequentando ogni notte i luoghi di divertimento di Tokyo. I capi firmati e le auto lussuose divennero indispensabili per non rimanere fuori dal giro.

Oggi sembra incredibile, ma all'epoca ostentare opulenza era perfettamente normale. Fu il periodo d'oro delle discoteche con le piste da ballo giganti locate ad Azabu Juban, a Roppongi, ad Aoyama e a Ginza, tutte caratterizzate da interni e sistemi audio sontuosi, controlli del codice di abbigliamento all'ingresso, sale VIP con pareti di vetro, personale in abito nero e piste da ballo in marmo, che entusiasmarono i giovani assetati di emozioni. Frequentarle dopo l’orario di lavoro divenne quasi una routine.

Una fetta del divertimento toccò agli studenti universitari. Forse si trattò di un fatto generazionale. Reduce dalla guerra degli esami di ammissione intensamente competitiva, diversa da qualsiasi cosa si veda oggi, una volta entrati all'università un numero crescente di giovani nutriva un forte desiderio di divertirsi. Notando il loro potere di mobilitazione e l’impatto in termini di pubbliche relazioni, le aziende fornivano ingenti fondi di sponsorizzazione, consentendone la commercializzazione. Se le feste in discoteca divennero popolari all'inizio degli anni Ottanta grazie agli studenti desiderosi soltanto di spassarsela, l'era della bolla speculativa le vide passare completamente da eventi incentrati sul divertimento a eventi puramente orientati al profitto.



Tokyo era una metropoli che amava le feste. Cogliendo ogni occasione, che si trattasse di eventi stagionali o occasioni speciali, ogni settimana qualcuno, da qualche parte, riuniva grandi folle, offrendo celebrazioni fugaci e incontri gioiosi. I party rappresentavano l'apice del divertimento. Spazi dove l'aura scintillante delle donne si mescolava a quella degli uomini, luoghi in cui la conversazione intelligente e l'aspetto erano essenziali per soddisfare i desideri reciproci. Le feste divennero una parte indispensabile ed energica della vita notturna di Tokyo, e alimentarono una cultura urbana ammaliante che giovò sia agli organizzatori attenti all'equilibrio finanziario che ai partecipanti che ambivano alle gioie della vita.

Inoltre, per gli studenti, partecipare all'organizzazione di quelle feste era un modo vantaggioso per guadagnare qualche soldo extra che i lavori part-time non garantivano. Questo periodo vide anche la nascita della cultura dei club privati a Tokyo. Questi locali, più accessibili e con una sensibilità in netto contrasto con le discoteche di lusso, attirarono persone di tutte le età, infondendo ulteriore energia alla vita notturna della metropoli. Durante l'era della bolla economica le novità e gli argomenti di confronto non mancavano mai: dal boom dello sci e del biliardo, alla diffusione dei video a noleggio e dei karaoke box, dalla popolarità delle race queen e delle accompagnatrici di eventi, all’esplosione del fenomeno delle rock band da strada.

All'epoca, senza smartphone e social media, il primo numero di telefono che veniva dato da una persona appena conosciuta era quello di casa dei suoi genitori. Di solito rispondeva la madre, quindi bisognava parlare in modo educato per essere messi in comunicazione, il che creava un senso di tensione. Organizzare un incontro aveva le sue complicazioni: se si era in ritardo, non c'era modo di contattare l'altra persona. In termini di comunicazione tra uomini e donne, probabilmente c'era molta più coscienziosità di quanto non ce ne sia oggi. Per quanto le cose fossero organizzate in modo spensierato le buone maniere e la puntualità erano regole non scritte che andavano rispettate.

Gli uomini d'affari e i giovani dirigenti divennero esperti della vita notturna e dei ristoranti come mezzo di comunicazione con il sesso opposto (purché fosse alla moda, il gusto non contava). Le auto che contavano davvero erano quelle straniere, meglio se con il volante a sinistra, e servivano a scarrozzare i rampolli verso le piste da sci o le spiagge. La vigilia di Natale, lontanissima dal concetto di festa in famiglia così come la intendiamo noi, è una ricorrenza romantica simile a San Valentino, e divenne un evento fondamentale per le coppie: cenette al lume di candela in ristoranti a cinque stelle prenotati settimane prima, passeggiate tra le luminarie e regali scambiati tra partner. Per non toppare l’evento si acquistavano manuali dedicati specializzati in appuntamenti e si provava di tutto pur di risultare popolari.

Nel frattempo, le ragazze con tagli di capelli tutti uguali si godevano il loro dopolavoro, vestite in abiti attillati. L’alta moda, i marchi prestigiosi e i viaggi all'estero più volte all'anno alimentarono il fenomeno delle impiegate ricche. La consapevolezza che queste giovani avevano di manipolare gli uomini aumentò e quelle con atteggiamenti appariscenti e altezzosi si guadagnarono il soprannome di trendy gyaru. Inoltre, la legge sulle pari opportunità di lavoro promulgata proprio all’inizio della bolla, nel 1986, introdusse la possibilità per le donne in carriera di perseguire posizioni dirigenziali, al di là del percorso convenzionale di ruoli temporanei, dimissioni per matrimonio e un futuro senza ritorno nelle vesti di madre casalinga.



La cosa che più spaventava questi ventenni era rimanere indietro rispetto alle tendenze. Se gli studenti, piuttosto che lasciarsi influenzare dagli adulti e dalle aziende, cercavano di creare essi stessi nuove mode, i salaryman e le office lady ventenni facevano esattamente l'opposto, accogliendo con favore tutto ciò che veniva loro presentato e qualunque informazione fornita dai media. Seguivano le ultime tendenze acquistando oggetti superflui per soddisfare il proprio desiderio o indulgere nell'ostentazione: tutto sembrava concesso, era come trovarsi in una fiaba infinita per notti insonni. La gente si preoccupava del numero di messaggi vocali, del volume di biglietti da visita scambiati, di trovare compagni per il venerdì sera e di contare con quanti esponenti del sesso opposto si potevano coltivare relazioni strette. Fu un'epoca in cui i buoni taxi illimitati e i conti spese gonfiati erano all'ordine del giorno, cosa scontata visto che ottenere dei bonus pecuniari per ogni occasione era la norma. Alle feste dove ostentare ricchezza era diventato il dress code, la cosa fondamentale era scegliere a quale dei tanti party andare e come goderselo.



Il 1989 segnò il confine tra l'era Showa e l'era Heisei e, mentre molti media pubblicavano articoli dal titolo “Addio anni Ottanta”, le feste frenetiche non accennavano a fermarsi. La bolla continuava a gonfiarsi accelerando ulteriormente e, alla fine dell'anno, la borsa raggiunse il suo picco. Mentre all’estero infuriavano tempeste rivoluzionarie – la caduta del muro di Berlino o l'incidente di piazza Tienanmen per dirne un paio – la macchina da soldi giapponese continuava a macinare i suoi colossali giochi d’acquisizione e chi deteneva il potere rimaneva immerso nella sua storia d'amore con il capitale.

Ike ike gyaru e il crollo

In piena bolla economica, il Giappone visse un periodo di euforia quasi irreale. Fu allora che iniziarono a farsi notare donne che indossavano abiti e tailleur aderenti, noti come bodycon, che mettevano in risalto le linee del corpo. Vita notturna e discoteche (come quelle a Roppongi e Azabu Juban) fecero brillare le onee-san, le sorelle maggiori: ragazze appariscenti, spesso di età compresa tra la tarda adolescenza e i vent’anni, avvolte in completini striminziti, frange cotonate all’indietro e movenze sicure sotto luci stroboscopiche. Un’immagine che ancora oggi incarna perfettamente quell’epoca.



Venivano anche chiamate pichi pichi gyaru o ike ike gyaru e i media le descrivevano come donne alla moda e un po’ frivole, simboli di una femminilità scintillante e sfrontata. Il termine pichi pichi è un'onomatopea che può essere tradotta come "frizzante", "pieno di vita" o "spigliato". Il loro stile era caratterizzato da capi firmati, look appariscenti e un'attitudine molto sicura. Negli anni Novanta, le universitarie e soprattutto le giovani OL (Office Lady), alle cinque del pomeriggio, l’orario canonico di fine lavoro, si cambiavano dalla divisa d’ufficio al bodycon e uscivano a ballare in discoteca. Pur non essendo direttamente legata alla moda gyaru vera e propria, questa figura contribuì a radicare l’immagine di una giovane donna all’avanguardia nell’aspetto ma con comportamenti percepiti come privi d’ordine e buone maniere, e venne usata come termine di paragone quando, in seguito, esplosero le mode gyaru e kogyaru.

L’età di riferimento di queste giovani andava dall’università spaziando fino alle giovani impiegate novizie, quindi una fascia più alta rispetto al nucleo della cultura gyaru che esploderà in seguito. Ma probabilmente è da qui che nasce l’abitudine di associare il termine gyaru a ragazze appariscenti e fuori dagli schemi. Quando arrivai in Giappone, nei primi anni Novanta, riuscii a notare solo la scia di questo fenomeno esplosivo. Pur essendo l'epoca della bolla giunta agli sgoccioli, si percepiva ancora l'eco di quella sfrontata sicurezza: l'atteggiamento delle ike ike (letteralmente "vai! vai!") non era scomparso del tutto. Ricordo ancora un certo stile nel modo di vestire, eredità di quegli anni di opulenza nelle discoteche che, seppur calante, si era già radicata nell'immaginario delle giovani giapponesi, creando un terreno fertile per le evoluzioni gyaru che sarebbero arrivate in seguito.

Il crollo

Trascorse il 1990 e poi la festa che sembrava destinata a durare per sempre giunse improvvisamente alla sua fine inaspettata. I prezzi dei terreni di Tokyo, saliti a livelli troppo alti, di colpo si raffreddarono. Le azioni della borsa ne risentirono subito e cominciarono a scendere considerevolmente per la prima volta dopo quasi tre anni. Le società immobiliari fallirono, le istituzioni finanziarie subirono perdite ingenti. Nella primavera successiva, la bolla economica ormai irrimediabilmente crepata scoppiò. Fu così che la festa che era durata all'infinito a Tokyo giunse al capolinea.



Nella primavera del 1991, col crollo della bolla economica venne assestato un duro colpo a molti locali notturni e discoteche. Le feste, che si pensava sarebbero durate per sempre, giunsero al termine. Le prime pagine dei giornali e i servizi televisivi più importanti erano dominati da notizie sul calo dei consumi, sui fallimenti aziendali, sugli scandali finanziari, sui crediti inesigibili, sulle spese pubblicitarie inferiori ai livelli dell'anno precedente, sulle cancellazioni di offerte di lavoro, sulle difficoltà occupazionali e, non ultimi, sui fallimenti delle carte di credito: fu il prezzo che la società pagò per gli sconsiderati giochi di denaro delle élite politiche, burocratiche e imprenditoriali.

Come se fossero in sintonia con la chiusura di club e ristoranti di lusso e la scomparsa delle boutique, anche i locali notturni e i luoghi di svago cedettero uno dopo l'altro. Le discoteche caddero in difficoltà finanziarie, chiudendo o riciclandosi in semplici karaoke box. Persino Disneyland vide diminuire il numero dei visitatori per la prima volta dalla sua apertura. Ricordo il maestoso Rainbow Bridge che collegava l'isola artificiale di Odaiba, la cui costruzione era iniziata all'alba della bolla, che venne inaugurato alla fine dell'estate del 1993. Sembrava un gigante malinconico. Divenne il ponte che collegava idealmente il luccichio degli anni Ottanta alle ombre degli anni Novanta.



Gli anni dal 1993 al 1994, pur registrando una crescita striminzita, mantennero un'atmosfera di confortevole decadenza e me li ricordo come strani e languidi. Molti si chiesero se fosse quella la nuova normalità. O forse erano stati gli anni precedenti a essere semplicemente troppo folli? L'ultimo faro che illuminò lo scintillante quinquennio di quell’economia dopata fu la discoteca Juliana Tokyo, inaugurata nel maggio 1991, proprio dopo lo scoppio della bolla. L'attrazione principale, inutile dirlo, era lo spettacolo di orde di ragazze in abiti attillati che ballavano selvaggiamente sul palco, con ventagli di piume in mano, in mezzo a una raffica di laser arcobaleno. Sotto, gli uomini pagavano l'ingresso spesso solo per scrutare questo spettacolino nei minimi dettagli.

Mentre nelle piste da ballo non risuonava più l’Eurobeat sognante, ma solo techno house aggressiva a volume altissimo, al Juliana Tokyo gli abiti aderenti, un tempo simbolo aggressivo del successo, divennero sempre più oggetto di controversia. Le piattaforme da ballo rialzate furono rimosse e vennero imposti dei codici di abbigliamento. La perdita di queste icone fece rapidamente diminuire l’affluenza dei paganti. Nel 1994, dopo solo tre anni dall’inaugurazione, si arrivò alla chiusura della discoteca. In quel 31 agosto, insolitamente caldo, gli ultimi frammenti della bolla degli anni Ottanta si dispersero per sempre.



La rovinosa caduta economica aveva portato a una drastica riduzione del potere d'acquisto delle giovani generazioni. Prima, qualsiasi studente che si recava a Tokyo, l'opportunità di godersi la cultura giovanile di Shibuya era a portata di mano. Se gli adulti lavoratori che erano stati influenzati da valori verticali come il reddito o la professione si trovarono completamente a terra, i giovanissimi seppero reggere meglio l’urto nefasto dello scoppio della bolla. Man mano che gli studenti tornavano sempre più spesso a casa invece di uscire la sera, gli ascolti delle serie televisive aumentarono e i CD delle colonne sonore divennero dei successi da milioni di copie vendute. Considerando che, nello stesso periodo, le ventenni frivole che lavoravano indossando marchi griffati Prada o Armani e si divertivano ogni sera nella frenesia della vita notturna di Ginza e Roppongi, le liceali che si riunivano a Shibuya dopo la scuola risultavano essere spaventosamente mature.

La generazione che aveva goduto di una giovinezza ricca venne improvvisamente avvolta in un clima di ritirata. Ma non era il rumore di muri che crollavano, né di vetri che si frantumavano a preoccupare. Fu piuttosto un'implosione che creò instabilità emotiva nelle relazioni e nei comportamenti. Con il crollo della bolla economica e la fine di un'era, i ventenni e i trentenni vennero improvvisamente scossi nelle loro certezze: le convinzioni sulla stabilità lavorativa e il futuro garantito crollarono, generando disorientamento sulle priorità e le aspettative, costringendoli a convivere con l'incertezza. Così, mentre la generazione che aveva goduto di una giovinezza sfarzosa si leccava le ferite, il volto della cultura giovanile di Tokyo stava per essere trasformato bruscamente da qualcosa che aveva le sembianze di una studentessa e vestiva un'uniforme.

(continua)

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