Scuola e baseball, Koshien graffiti

Anni fa, nel 2010, mi sono imbattuto in un video di YouTube coinvolgente, una vera chicca. Si intitolava Koshien tanjo sorezore no natsu (La nascita del Koshien e le sue diverse estati), ed era un viaggio emozionante attraverso i momenti chiave della vita di questo stadio iconico.



Il video non si limitava a celebrare una struttura, ma raccontava come essa abbia accarezzato e incendiato la passione sportiva dei giapponesi, forgiando ricordi indelebili nella storia del baseball studentesco. 

Dalla nascita al simbolo magico (1924 - 1947)

Le prime immagini del video ci riportano a un Koshien in un nostalgico bianco e nero. Siamo nel 1924, e le telecamere filmano la conclusione dei lavori dello stadio. L'anno successivo, ecco un dettaglio che ne definirà l'anima: viene inserito il magnifico score board nero, posizionato in linea d'aria proprio alle spalle della seconda base.

La struttura divenne il vero, inconfondibile simbolo di quest'ambiente magico: con la sua torretta centrale, l'orologio (inizialmente marchiato Seiko, poi sostituito da Citizen) e le cinque bandiere sventolanti, era l'emblema del sogno. Nel 1929 furono completate le tribune, che i tifosi ribattezzarono familiarmente Alps Stand, o semplicemente Alps.



Purtroppo, la storia bussò alla porta. Per ragioni di sicurezza, nel 1945 lo stadio venne confiscato dalle truppe americane, ma, fortunatamente, solo due anni dopo fu restituito alla città di Nishinomiya e all'intera nazione. Quell'anno vide subito la rinascita: venne riorganizzato un torneo di baseball giovanile riservato alle scuole medie, la prima competizione ufficiale che si tenne allo stadio dopo lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Un segnale fortissimo.

L'era del colore e dei fenomeni (1956 - 1992)

Facciamo un balzo in avanti fino al 1956, l'anno in cui vennero innalzati i nighter, i giganteschi riflettori che, finalmente, permisero di giocare anche in notturna. Due anni più tardi, arrivò un ammodernamento fondamentale per il tabellone segnapunti. Pensate: fino ad allora, gli addetti all'interno della torre dipingevano a mano nomi e cifre con la vernice bianca sui pannelli girevoli! Poi, la televisione si colorò e, dagli anni '80 in poi, il terriccio bruno dello stadio si preparò ad accogliere una nuova generazione di giovani atleti pronti a lasciare il segno.



Nel 1982 dilaga la Dai-chan fever! Protagonista assoluto è Araki Daisuke, il lanciatore del Waseda Jitsugyo di Tokyo che faceva letteralmente impazzire le ragazzine. Tre anni dopo, nel 1985, il Koshien viene scosso dall'arrivo di un autentico kaibutsu (letteralmente, un mostro, sportivamente parlando un fenomeno): Kiyohara Kazuhiro. Questo bombardiere del PL Gakuen guidò una squadra indicata dai posteri come la miglior squadra della storia del baseball liceale giapponese. Il suo lascito? Ben 5 fuoricampo in un unico torneo. Un record che rimane tuttora imbattuto!

In realtà, nell'edizione del 1992, un altro gigante sembrava pronto a spodestare Kiyohara: Matsui Hideki detto Gojira (Godzilla) del Seiryo di Ishikawa. Ma il destino, o meglio, la batteria del Meitoku Gijuku, si oppose in modo clamoroso, ostacolandolo con ben 5 basi intenzionali consecutive!



L'epilogo miracoloso e i nuovi giganti (1996 - 2004)

L'epilogo del 1996 è da pelle d'oca. Ultimo inning, le finaliste sono in parità 3-3. La volata di sacrificio del battitore del Kumamoto Kogyo si perse profonda nella zona sinistra del campo. E qui accadde il miracolo! Yano, l'esterno del Matsuyama Shogyo, raccolse la palla e compì un lancio prodigioso che, senza mai rimbalzare a terra, arriva dritto al ricevitore, eliminando il corridore avversario! Quest'ultimo, partito dalla terza, era convintissimo di segnare il punto facile della vittoria. Il punto, invece, andò al Matsuyama, che si impose per 6-3 agli extra inning. I mass media lo definirono kiseki no bakku hoomu, il miracoloso back home.

Il Koshien continua a sfornare fuoriclasse: nel 1998 appare un altro kaibutsu: quel Matsuzaka Daisuke di Yokohama (che giocò come lanciatore anche nei Boston Red Sox) che realizzò addirittura un no-hitter nella finale contro il Kyoto Seisho. Nel 2004 un ulteriore balzo in avanti ci porta alle prodezze di un altro fuoriclasse, il talentuoso lanciatore longilineo, di origini iraniane, Darvish Yu del Tohoku. Complice un carattere un po' sbruffone, Darvish si arrese al terzo turno per opera dei battitori del Chiba Keifuzoku. Ma ciò che lo attendeva era un brillante futuro tra i professionisti.



Lo scontro tra principi e la nuova era (2006 - 2010)

Il 2006 è l'anno della sfida nella sfida che divide la nazione: il Waseda Jitsugyo del lanciatore Saito Yuki (soprannominato hankachi ooji, il principe del fazzoletto) si scontra col Komadai Tomakomai del lanciatore Tanaka Masahiro (soprannominato Maa-kun). Una partita al cardiopalma di ben 15 inning non fu sufficiente a decretare la vincente. Nella ripetizione del giorno dopo, il Waseda conduceva 4-3 e, all'ultimo inning, si affrontarono al piatto proprio loro due, i grandi rivali. La spuntò Saito, che eliminò per strike out Tanaka, consegnando la prima storica vittoria alla sua scuola. Un momento leggendario che ancora molti rammentano.



Infine, nel 2007 il Koshien si godette un ammodernamento globale che ha definito il suo aspetto attuale, che venne completato per l'edizione primaverile del 2010, l’anno del video. L’avrebbero atteso altre palpitanti estati e nuovi aneddoti da scrivere sul suo sacro terriccio. Autentici pezzi di storia sportiva ai quali, credetemi, spero di dedicare lo spazio che meritano, prima o poi.


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