La primavera dei detective giapponesi

Immaginiamo un'epoca in cui la televisione esplodeva di adrenalina, in cui ogni sera significava un nuovo caso da risolvere, un nuovo inseguimento mozzafiato. Il Giappone del 1979 era questo: il regno indiscusso dei drama polizieschi. Eppure, in questo mare magnum di uniformi e distintivi, c'era una serie che, per la sua origine e per il canale che la produceva, rappresentava un'autentica anomalia. 

È la primavera del 1979, e l'etere giapponese è in piena, irrefrenabile fase d’oro dei polizieschi televisivi. Il palinsesto settimanale di quel periodo mostra un'abbondanza che parla chiaro sull'enorme popolarità del genere. Un'occhiata a questo calendario di marzo:

Lunedì

  • Tetsudo koankan → Gli agenti di sicurezza ferroviaria (TV Asahi)
  • Ozora kuko → Grande aeroporto (Fuji)
  • The Super Girl (Tokyo 12)


Martedì

  • Daitokai part III → La grande metropoli, parte terza (NTV), 
  • Oyako deka → Padre e figlio, detective (Tokyo 12)


Mercoledì

  • Ashita no keiji → Detective del domani (TBS)
  • Tokuso saizensen → Prima linea delle indagini speciali (TV Asahi)


Giovedì: nessuna serie, un giorno di pausa

Venerdì

  • Taiyo ni hoero!  → Abbaia al sole! (NTV)
  • Shichinin no keiji → I sette detective (TBS)


Sabato

  • Netchu jidai, keijihen → Epoca di passione, la saga del detective (NTV)
  • G-Men '75 → I governativi ’75 (TBS)


Domenica

  • Oretachi wa tenshi da! → Noi siamo angeli! (NTV)
  • Keiji Teppei → Il detective Teppei (Fuji)



Ben 13 titoli di polizieschi in onda contemporaneamente nella stessa settimana! Una vera e propria overdose di crimini e indagini. In questo scenario saturo, però, una serie in particolare, Oyako deka (Padre e figlio, detective), spiccava come una vera e propria anomalia. E ora vediamo perché.

Oyako deka nasce come manga, serializzato nel 1978 sulla rivista Weekly Shonen Sunday. La sua trama è un gustoso contrasto tra i due protagonisti. Da un lato abbiamo il padre, Shibata Kantaro, il classico tipo tracagnotto, un po' donnaiolo e decisamente libidinoso. Dall'altro, il figlio, Bungo, prestante e di bell'aspetto (tanto da essere popolarissimo tra le donne), ma che al contempo quasi disprezza il gentil sesso, sviluppando una specie di orticaria quando una si avvicina troppo! 



La madre di Bungo è morta dandolo alla luce, e Kantaro lo ha cresciuto da solo. Lavorano entrambi nella Prima Divisione Investigativa del commissariato di Shitanomachi, una squadra variegata che si sbatte per risolvere ogni tipo di caso, dal piccolo incidente di quartiere ai crimini più efferati.

Il successo del manga portò rapidamente all'adattamento televisivo, spiegando la sua presenza nel lotto settimanale. Ma veniamo all’anomalia, il vero cuore di questa storia. La serie si distingueva per due motivi ben precisi:

1) L’adattamento: è risaputo che, all’epoca, i drama da un'ora erano quasi sempre sceneggiature originali; quando si basavano su opere preesistenti, si trattava perlopiù di romanzi destinati a spettatori adulti. Oyako deka fu un'eccezione, essendo tratto da un manga per ragazzi.

2) L'emittente: fu il primo poliziesco prodotto dall'allora Tokyo 12 (oggi, il canale si chiama TV Tokyo), un'emittente metropolitana che navigava ai margini degli ascolti.

Senza un network nazionale di supporto e con budget dimezzati rispetto ai colossi, Tokyo 12 decise di buttarsi nella mischia. L'emittente era in piena fase offensiva, decisa a scrollarsi di dosso l'etichetta di canale di nicchia per mordere le caviglie dei grandi network. E lo fece con due titoli d'assalto: Oyako deka e The Super Girl, una specie di reboot di Playgirl, serie cult del decennio precedente.

Un contro-esempio: l'ispettore Dobermann

A questo punto, i miei lettori giapponesi immaginari più attenti avrebbero già pensato: "Ma quell’altro manga poliziesco che uscì subito dopo, tratto dal manga di Jump? Non lo citi?" Tranquilli, cari lettori, ci stavo arrivando. Immagino vi riferiate a Bakuso! Dobermann deka (Fuori controllo! L'ispettore Dobermann), trasmesso poco dopo da TV Asahi e prodotto da Toei. Anche questo telefilm fu tratto da un manga, ma con un approccio completamente diverso rispetto a Oyako deka.



Il telefilm Bakuso! Dobermann deka prende il titolo dal manga, ma lo stravolge. La serie introduce un'unità speciale di motociclisti chiamata Black Bikes, organizzata all'interno di una stazione della Polizia Metropolitana, che dà la caccia ai criminali più violenti. Uno dei punti salienti della serie? Tre cani poliziotto -Alex, Baron e Caesar- che affrontano coraggiosamente missioni pericolose insieme agli agenti del team.

Invece nel manga originale, intitolato semplicemente Dobermann keiji (L'ispettore Dobermann), il protagonista è Kano Joji, soprannominato Dobermann per la sua ferocia. I cani poliziotto non c'entrano. 

Koji appartiene alla Divisione Crimini Speciali, specializzata in crimini efferati. Nonostante le critiche dei media e dell'opinione pubblica che si attira perché uccide quasi ogni volta i criminali violenti che incontra, Kano resta assolutamente imperturbabile. Il suo team si allarga con l'aggiunta di membri come Miyatake (specializzato in yakuza), il detective Mimori, la poliziotta Ayakawa Saki e Ketty Kurosawa, un'agente arrivata dall'America.



La versione televisiva coi motociclisti attecchì talmente sugli spettatori che ancora oggi i giapponesi -quei pochi che sanno dell'esistenza del manga originale- credono erroneamente che la trama del manga sia uguale a quella del telefilm. E aggiungo un'altra cosa, miei cari lettori giapponesi immaginari: i tre cani del telefilm sono tutti pastori tedeschi, del dobermann citato nel titolo nemmeno l'ombra!

Fedeltà assoluta e casting perfetto

Nel frattempo, il manga Oyako deka era ancora in corso su Weekly Shonen Sunday godeva di grande popolarità e proseguì fino al 1981. A differenza di Bakuso! Dobermann deka, il suo adattamento televisivo mostrò una fedeltà pressoché assoluta all’opera originale. 

La promozione fu massiccia: il numero 17 della rivista Sunday, uscito a marzo 1979, sfoggiava in copertina l’attrice Hattori Mako in divisa, nei panni del personaggio della poliziotta Misao. All’interno, un servizio a colori confrontava i volti degli attori con quelli dei personaggi del manga, un vero spasso.



Il drama, come detto, fu fedelissimo all’originale: ambientazione, personaggi, nomi, tutto ripreso senza modifiche. Il commissariato e i suoi detective sembravano usciti direttamente dalle tavole del fumetto. Anche il casting fu quasi impeccabile: il protagonista Bungo, alto e affascinante, fu interpretato dal modello emergente Nadaka Tatsuro.

Il padre, il detective tracagnotto Kantaro, fu affidato al veterano Kaneko Nobuo, attore perfetto per carattere in quel ruolo. L’unico appunto, che scalfisce la minuziosa preparazione del telefilm e probabilmente avrebbe fatto imbufalire il Kantaro del manga, fu la parziale calvizie di Kaneko.

La produzione fu affidata a Toho Television, azienda specializzata in polizieschi, che incaricò l’esperto produttore Watanabe. Il suo stile era piuttosto asciutto. Non c'erano da aspettarsi drammi familiari o lacrime tra padre e figlio: Oyako deka puntò tutto su suspense, azione e indagini. Il drama venne impostato con la struttura classica del team variegato: oltre alla coppia formata dal giovane detective e dal padre esperto, cane e gatto, abbiamo il boss comprensivo, l'iperattivo ex-teppista, il collega burlone, il gigante silenzioso, e il pianista mancato.



L'attore Murano Takehide, nei panni del detective Tarumi detto Tare, si presentava con la classica permanente cespugliosa stile punch, baffi finti e occhiali Ray-Ban: un ottimo cosplay. L'attore Nihei, invece, non aveva bisogno di travestimenti: il suo personaggio, soprannominato Popeye (forse un omaggio a Gene Hackman in The French Connection?), era identico al celebre marinaio, con occhi tondi, mascella sporgente e pipa. Bastava quella per completare il look.

Angels con gli occhi a mandorla: The Super Girl

Torniamo a Tokyo 12, alla Toho Television e alla quadratura del cerchio che venne trovata in quella tarda primavera del 1979. Piccolo inserto: tra le altre serie prodotte dalla Toho che debuttarono in quei giorni c’era anche il "nostro" Megaloman, che partì da maggio. 

Nel lotto targato Tokyo 12 compare anche The Super Girl, una versione allargata di Charlie’s Angels in salsa nipponica. Si tratta di un telefilm che fonde azione, suspense e sensualità, presentando un team tutto al femminile di detective private: la risposta nipponica agli Angeli americani. Non si tratta di un drama poliziesco tratto da un manga, ma la sua popolarità fu tale da meritare questa citazione. Curiosamente, l’hanno ritrasmesso di recente su un canale digitale legato alle produzioni storiche della Toho. 



La protagonista è Hirose Yuko, interpretata dalla veterana Nogiwa Yoko, un'ex poliziotta che fonda l’agenzia investigativa "Super Girl Seven". Insieme a sei colleghe, tutte affascinanti e intraprendenti, affronta casi che la legge non riusciva a risolvere.

Il cast reclutò attrici famosissime in quegli anni: Hatta Janet, Shindo Emi, Maki Rei, Yamamoto Linda, Itsuki Reiko, Izumo Jun, Tanaka Naomi e Hinata Akiko. Ogni attrice interpretò una detective con un carattere e uno stile distintivo, contribuendo al fascino corale della serie.



La serie nacque in un momento di crescente emancipazione femminile in Giappone, influenzata dalla legge sulla parità di opportunità del 1972 e, soprattutto, dalla popolarità di Charlie's Angels, trasmesso in Giappone dal 1977. 

The Super Girl incarna la figura della donna combattente che non si piega al maschilismo imperante della società giapponese di quegli anni. Alcuni episodi presentano trame audaci, come il classico concorso di bellezza con le infiltrate o le indagini sotto copertura negli ambienti notturni del downtown metropolitano. 

I costumi, le acconciature e le ambientazioni urbane riflettono perfettamente l’estetica tardo-Settanta, con un tocco glamour e provocante. Un’ulteriore chicca: ho scoperto che il narratore, Nakamura Masaru, è lo stesso che doppiava Charlie nella versione giapponese di Charlie's Angels, sottolineando il legame tra le due serie.



Tra pastori tedeschi scambiati per dobermann e angeliche detective combattive, la primavera del 1979 targata Tokyo 12 fu un periodo a dir poco effervescente. Oyako deka si distinse, non solo per il contrasto esilarante tra padre e figlio, ma per un'attitudine rara, cioè la fedeltà assoluta al materiale originale. Una lezione di rispetto per il manga che, unita al desiderio di Tokyo 12 di osare, lasciò un segno indelebile.

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