Un'opera stravagante su baseball, civiltà e... alieni

Piacciono i manga sul baseball? In Giappone, all'interno del più ampio filone sportivo, questo genere sembra essere un po' selettivo. Ho l'impressione che ci sia una netta spaccatura: o non li leggi affatto, o li divori regolarmente.



Il primo manga sul baseball che ricordo di aver letto seriamente fu, se non erro, H2 di Mitsuru Adachi, nel 1992. Da allora ne ho incrociati parecchi, ma se dovessi citare i miei preferiti in assoluto, cadrei in una lunga e tormentata riflessione... cadrei in una lista troppo lunga. Sono affezionato a troppi titoli, quindi, declino l'invito!

Ebbene, io, con il mio modesto background da lettore, di recente sono rimasto colpito da un'opera pubblicata su Jump+ che mi ha fatto esclamare: "Ma che diavolo è 'sta roba? È stranissima!" Mi riferisco a Yakyu, Bunmei, Eirian (野球・文明・エイリアン), o, come riporta il sottotitolo originale, Aliens, Baseball, and Civilization. Una serie estremamente divertente, i cui capitoli (per ora poco più di una ventina) sono disponibili sul portale Jump+.

Un'idea unica: ricostruire il Baseball da zero

Si tratta di un'opera disegnata in modo semplice e, se dovessi riassumerla in una frase, direi che è qualcosa che "assomiglia a un manga sul baseball". Vado subito dritto al punto: cosa ne pensate dell'idea di essere accidentalmente teletrasportati su un pianeta alieno e creare un'intera civiltà solo per poter giocare a baseball? Io la trovo a dir poco unica. Questo manga risponde in modo meticoloso, partendo dalle basi più impensabili, alla domanda: «Cosa faresti se dovessi costruire il baseball da zero?».



Una breve introduzione: uno dei due protagonisti, Takatsugi, è un bravo ragazzo con gli occhiali e la mente analitica, uno studente di scienze che non sa assolutamente nulla di baseball. Un giorno si reca allo stadio e incontra Niina, una bella ragazza con una passione viscerale per il baseball e la squadra degli Sparrows (chiaramente ispirata ai Yakult Swallows), e se ne innamora. Durante una gita al mare, i due incrociano un buco nero e, all'improvviso, vengono teletrasportati su un pianeta alieno dove rischiano di morire di fame e sete.

Giunti allo stremo, vengono salvati da una tribù di alieni indigeni, gli Yaluru, dalle sembianze che ricordano vagamente delle formiche umanoidi. Gli alieni che compaiono sono scaltri e geniali! All'inizio potrebbero essere difficili da distinguere, ma una volta che si impara a riconoscerli, il divertimento aumenta notevolmente.



Un intreccio perfetto tra scienza, survival e amore per lo sport

Gli Yaluru sono un popolo pacifico che ha sviluppato una propria civiltà. Ovviamente, su questo pianeta, il baseball non esiste. Per proteggere la sanità mentale di Niina – che vivrebbe 24 ore su 24 nutrendosi soltanto di baseball, tanto da spingere sua madre a dire: "Senza il baseball, mia figlia morirebbe!" – lei e Takatsugi decidono di insegnare le regole del gioco agli alieni. Quali accorgimenti usare per far lanciare una palla a degli alieni dotati di una diversa struttura corporea? Come misurare la distanza ufficiale tra il lanciatore e casa base senza un metro campione? Che modifiche apportare alla pallina per effettuare dei lanci curvi?



È un turbinio di ingegno civile basato su scienza e conoscenza del baseball. Niina, in questo senso, è un personaggio adorabile. Il suo amore per lo sport è così intenso che la sua intera esistenza è votata al gioco, e ogni sua azione e parola è intrisa di baseball. Niina snocciola una quantità di nozioni minuziose a una velocità fulminante. Quando inizia a parlare di baseball, quasi due terzi delle vignette che la riguardano sono corredati da informazioni sul gioco. Mi chiedo quanto sia stato estenuante produrre certi balloon così fitti di ideogrammi! Immagino il piacere dei lettori fedeli nel decifrare le infinite nozioni di baseball che scivolano via dalle labbra di Niina. La possibilità di immergersi nella saggezza enciclopedica della ragazzina è un piacere che un lettore nipponico appassionato di baseball non può farsi sfuggire.



La storia è una fusione perfetta di un survival fantascientifico in un ambiente alieno e l'amore per lo sport, con un occhio alle necessità della vita quotidiana in chiave umana, e funziona magnificamente da entrambi i lati. Infatti, dovendo sopravvivere prima di poter giocare, Takatsugi e Niina, ovviamente con l'aiuto degli Yaluru, si ingegnano per rendere la loro vita più agevole. Fabbricano il sapone, costruiscono attrezzi per pescare, producono la carta, la gomma e un sacco di altre cose.

La componente survival basata sulla vasta conoscenza scientifica di Takatsugi offre quel tipo di soddisfazione che si prova leggendo una storia avventurosa lontana anni luce dal settore sportivo. È come assistere a un buffo spin-off di Civilization. La descrizione di come le basi della vita si solidifichino gradualmente grazie all'ingegno dei due protagonisti è divertente e stimolante, ed è collegato esclusivamente al desiderio di Niina di poter giocare a baseball. Inoltre, il bisogno di introdurre aspetti di una civiltà alternativa in un'altra già presente, ma senza imposizioni di sorta e con il consenso degli alieni, è un ulteriore punto a favore della trama.



Un manga "scattante" come una palla veloce

Sebbene le ultime vicende lascino presagire una svolta verso un'accentuazione degli elementi di fantascienza survival, questo rimane un manga che esplora nuove possibilità all'interno del gioco e che persegue a modo suo l'obiettivo di mostrare il baseball. Le regole e le dinamiche di questa disciplina, si sa, risultano piuttosto complesse e spesso poco masticabili, ma trovo che la capacità di trasmetterle in modo diverso e naturale ai neofiti sia una mossa estremamente intelligente. Un manga, come l'ha definito un lettore ben ispirato, dotato di un effetto bizzarro che potrebbe competere con quello della palla curva più subdola! Tuttavia, l'aspetto più sorprendente è che il suo divertimento assomiglia invece a una dritta veloce che colpisce in pieno il guantone, senza fronzoli o traiettorie aggiustate.



Aliens, Baseball, and Civilization ci mostra il baseball in modo accessibile e trovo che abbia molto da offrire al di là del gioco.

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