La Dai-chan Fever: quando un liceale scatenò il panico nazionale

Una semplice partita di baseball scolastico in grado di fermare un'intera nazione? Risaliamo indietro nel tempo, precisamente nel 1980, quando un liceale di Tokyo, il lanciatore Araki Daisuke del Waseda Jitsugyo, causò un vero e proprio terremoto mediatico. Tutti parlavano della Dai-chan fever, un fenomeno che entrò dritto nella storia del Koshien.



L'ascesa improvvisa di un rookie

Il destino, si sa, ama gli scherzi inaspettati. Daisuke era solo un rookie (matricola) al primo anno di liceo. Era in panchina, quasi per caso, quando una serie di eventi lo catapultò sul monte di lancio. Prima un esterno non all'altezza, poi, durante un'amichevole, l'infortunio dell'asso titolare. All'improvviso, il destino gli offrì una chance che non poteva sprecare.

Nonostante la pressione, il giovanissimo Daisuke, col numero 11 sulla schiena, si dimostrò all'altezza. Guidò la sua squadra, il Waseda – una scuola più nota per i risultati accademici (shingakuko) che sportivi – attraverso un percorso ad ostacoli, fino a vincere le eliminatorie regionali di Tokyo Est contro i rivali storici del Teikyo. Indossando la prestigiosa casacca numero uno, Daisuke si ritrovò al Koshien di agosto.



Un agosto trionfale e la nascita del mito

L'agosto del 1980 fu quasi trionfale. Due dati bastano a raccontarlo: su sei incontri, ben quattro si conclusero con un kanpu (in inglese shut-out, ovvero lasciare gli avversari a zero punti), per un totale di 44 inning senza concedere nulla! Sembrava che nulla potesse fermarlo, ma il destino, che fino a quel momento lo aveva osannato, decise di fargli assaggiare la polvere. In finale, Daisuke si scontrò con il lanciatore dello Yokohama, Aiko Takeshi, e il Waseda si fermò a un passo dalla gloria. Nonostante la sconfitta, per una matricola c'erano ancora due anni di scuola per prendersi la rivincita. Ciò che non si fermò, invece, fu la Dai-chan fever.

Grazie ai suoi risultati brillanti e un bel faccino, Daisuke divenne l'idolo indiscusso e ottenne quel soprannome, Dai-chan, che non lo abbandonerà più. Sulle tribune del Koshien, le studentesse, agghindate come le idol più famose dell'epoca come Matsuda Seiko e Nakamori Akina, perdevano letteralmente la testa per lui. All'uscita dallo stadio, l'autobus della squadra veniva regolarmente assediato da una folla urlante. La sua popolarità fu tale che, in quell'anno, il nome Daisuke raggiunse la vetta della classifica dei nomi più assegnati ai neonati.



Curiosità: una certa signora Matsuzaka di Aomori, sua grandissima fan, chiamò suo figlio, nato poco dopo la conclusione del Koshien, proprio Daisuke. Scherzi del destino? Forse. Fatto sta che quel bambino, Matsuzaka Daisuke, sarebbe poi diventato una stella della MLB con i Boston Red Sox!

L'amara lezione del sayonara kachi

Gli anni seguenti portarono il Sojitsu (il nickname del Waseda) al Koshien da favorito, ma si rivelarono meno fortunati.

Estate 1981: dopo altre due vittorie con shut-out, al terzo turno, contro l'Hotoku Gakuen, Daisuke subì un sayonara kachi (una vittoria all'ultimo che conclude la partita con l'amaro in bocca). Un vantaggio di 4-1 si dissolse nell'ultimo inning e i rivali vinsero nel primo extra inning. Come si suol dire in Giappone, yakyu wa kyukai tsu-out kara (il baseball si inizia a giocare sul serio solo all'ultimo inning con due eliminati).

Estate 1982: all'ultima occasione utile, Daisuke incrociò l'impalcabile schieramento di battitori del liceo Ikeda, soprannominato Yamabiko dasen (Yamabiko è una linea di velocissimi treni Shinkansen), molto temuto per la sua capacità di ribattere dei fuoricampo anche del giocatore più scarso. Ebbene, lo Yamabiko dasen seppellì sotto una gragnola di ben quattordici punti in semifinale. Nonostante la crescita fisica, Daisuke spiegò il suo apparente calo: "Col tempo, pensando alla mia futura carriera, mi sono rinforzato muscolarmente, ma paradossalmente questa crescita mi ha appesantito, facilitando i battitori a individuare il timing giusto per ribattermi".

Nonostante il Koshien sia rimasto un successo incompiuto, il successivo impatto di Daisuke col professionismo fu enorme. Dopo il diploma, a spuntarla nel draft furono gli Yakult Swallows, che lo aggiunsero al loro roster. Indossò la maglia numero undici per nove anni sui monti di lancio della Central League.



Ma la sua vera eredità fu a livello liceale: grazie a lui e ai suoi compagni di squadra, il Waseda disputò ben cinque edizioni consecutive del Koshien. Un risultato eclatante, considerando che in una scuola come il liceo Waseda, legato alla prestigiosa università omonima, lo studio ha sempre la precedenza sui risultati sportivi, aggiungendo uno stress notevole su Daisuke e i suoi compagni. Infatti, una volta diplomata la sua generazione, il Waseda incappò in un ciclo negativo che durò ben quattordici anni, negandogli l'accesso al Koshien fino al 1996.

La Dai-chan fever fu breve, intensa e ha lasciato un segno indelebile, dimostrando che, nel baseball giapponese, a volte un volto e un destino possono contare quanto una vittoria.

Commenti