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Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (5)

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Arrivò il 1992, l'anno del mio primo viaggio in Giappone. A luglio ascoltai per la prima volta le storie su questo lanciatore "autarchico" che rispondeva al nome di Nomo Hideo, e la cosa mi incuriosì. Quell’estate me la ricordo bene: iniziai a seguire anche il baseball professionistico giapponese, oltre al mio adorato Koshien dei liceali. I Seibu – il cui logo e mascotte erano basati sulla versione adulta di Kimba il Leone Bianco , il classico di Tezuka – dominarono nuovamente la Pacific League. La squadra di Nomo chiuse di nuovo al secondo posto. Il coach Ogi lasciò la panchina a Suzuki Keishi, che prese il comando per riportare la squadra ai vertici. Ma mentre Ogi lasciava il suo lanciatore libero di conservare quello stile ai limiti dell’ortodosso, Suzuki insistette per rivederne la meccanica: « Guadagni tanti strikeout, ma concedi anche troppe basi su walk. Se non cambi, finirai per non riuscire più a essere competitivo. » Suzuki impose risultati fin da subito, elimin...

Tokyo Movie Shinsha alla conquista il mondo: la mappa che racconta l’epopea globale degli anime

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Un tesoro nascosto in una vecchia rivista: perché a volte basta una singola immagine per riaccendere un intero universo di ricordi. Sfogliando una rivista giapponese d’epoca, Gekkan OUT del gennaio 1981 , mi sono imbattuto in una mappa che documenta la diffusione globale degli anime prodotti da Tokyo Movie Shinsha , lo storico studio che dette vita a capolavori come Lupin III, Remì, Lady Oscar e Jenny la tennista.   Fondata nel 1964, Tokyo Movie segnò la storia dell’animazione giapponese. Negli anni ’70 e ’80, lo studio seppe esportare i suoi titoli in Europa, Asia, America Latina e Medio Oriente, contribuendo alla nascita di un vero e proprio culto internazionale per gli anime. Intitolata Tokyo muubii anime kaigai yushutsu jokyo sekai chizu (Tokyo Movie: mappa mondiale della distribuzione degli anime all’estero), rappresenta una mappa promozionale che mostra con stile giocoso dove le serie animate dello studio Tokyo Movie (oggi TMS Entertainment) erano state esportate all’e...

La Dai-chan Fever: quando un liceale scatenò il panico nazionale

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Una semplice partita di baseball scolastico in grado di fermare un'intera nazione? Risaliamo indietro nel tempo, precisamente nel 1980, quando un liceale di Tokyo, il lanciatore Araki Daisuke del Waseda Jitsugyo, causò un vero e proprio terremoto mediatico. Tutti parlavano della Dai-chan fever , un fenomeno che entrò dritto nella storia del Koshien. L'ascesa improvvisa di un rookie Il destino, si sa, ama gli scherzi inaspettati. Daisuke era solo un rookie (matricola) al primo anno di liceo. Era in panchina, quasi per caso, quando una serie di eventi lo catapultò sul monte di lancio. Prima un esterno non all'altezza, poi, durante un'amichevole, l'infortunio dell'asso titolare. All'improvviso, il destino gli offrì una chance che non poteva sprecare. Nonostante la pressione, il giovanissimo Daisuke, col numero 11 sulla schiena, si dimostrò all'altezza. Guidò la sua squadra, il Waseda – una scuola più nota per i risultati accademici ( shingakuko ) che sporti...

Un Adachi al giorno

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Fan di Adachi Mitsuru, saprete tutti che il 2025 è un anno speciale per il sensei, che celebra il suo 55° anniversario di carriera con una raccolta antologica delle scene più iconiche tratte dai suoi lavori, pagina dopo pagina, una per ogni giorno dell'anno. S'intitola Mainichi Adachi Mitsuru , che potremmo tradurre come "Un Adachi al giorno".   Intanto, per ingannare il tempo, sul sito Sunday Webly, hanno messo online un appuntamento settimanale chiamato Shukan  Adachi Mitsuru che ha riproposto alcune chicche dell'autore. Ho recuperato una delle sue storie brevi ( yomikiri ) intitolata Okuchi yogoshi (pressappoco, lo stuzzichino) che ho tradotto in italiano.  Ecco l'introduzione all'opera  Mainichi Adachi Mitsuru. Da notare come g li avvenimenti selezionati (come i record di Oh, il sumo o lo scioglimento delle Pink Lady) non siano di grande spessore globale come una guerra o un disastro, ma sono di massimo spessore nel contesto culturale e sociale giapp...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (4)

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Proprio in quel periodo, nell’autunno del 1988, la squadra pro dei Kintetsu Buffaloes passò nelle mani del nuovo allenatore Ogi Akira. Il miracolo fu immediato: dal fondo della classifica dell’anno precedente, i Buffaloes di Osaka terminarono il campionato al secondo posto. Nell’autunno del 1989, dopo nove anni, arrivarono addirittura a vincere di nuovo il titolo della Pacific League andando poi a sfidare i Giants di Tokyo , campioni della Central League, per il titolo assoluto del Giappone ( Japan Series ).  I Buffaloes partirono a razzo con due vittorie consecutive. Nel terzo match, il lanciatore partente Kato tenne i Giants a zero per oltre sei inning e conquistò la vittoria. Sul podio, dichiarò con la tipica sfacciataggine della gente del Kansai: « La loro formazione non è niente di speciale, sinceramente non mi sono mai sentito messo in difficoltà. Il campionato di Lega è stato molto più duro di queste Series! »  Il giorno dopo i giornali locali rincararono la dose e si s...

L'inizio dell'era funesta di Lupin III

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Metto per un attimo da parte il baseball e scelgo di scrivere su una delle produzioni più controverse e chiacchierate della saga del ladro gentiluomo: " Lupin III - La leggenda dell'oro di Babilonia ", il terzo lungometraggio cinematografico, uscito in Giappone nel 1985 e arrivato in Italia nel 1987. Il motivo? Una trafiletto ingiallito di un vecchio giornale. Ma procediamo con ordine. Per me, il Lupin in giacca verde anni '70 era un vero capolavoro, la miglior versione di sempre, la più vicina al manga originale, le cui meraviglie, a decenni dal debutto in Italia, mi balenano ancora sotto gli occhi.  Il Lupin in giacca rossa dei primi anni '80, al contrario, si era allontanato troppo dai toni cupi e violenti della serie precedente, strizzando l'occhio a una leggerezza eccessiva e alla comicità. Senza contare i doppiatori cambiati, la regia, Fujiko chiamata Margot e altri compromessi che mi avevano fatto storcere il naso. L'ho sempre considerata una vers...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (3)

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Dal liceo alla ditta Shin Nittetsu Sakai, ai Kintetsu Buffaloes, poi addirittura la Major League. Il palcoscenico di Nomo si è fatto sempre più grande, ma il rapporto con i suoi compagni di squadra non è mai cambiato. Prosegue Uchiyama: « Il Nomo che è con noi è sempre quel ragazzino che si sbellicava dalle risate facendo battute sciocche nello spogliatoio intriso di sudore. Quando è in off-season, è tradizione che noi ex-liceali ci si riunisca in un izakaya a parlare di ricordi. Una volta, Nomo ci propose di andare al karaoke, e finimmo in uno snack bar in un edificio fatiscente. Un Major Leaguer che faceva impazzire tutto il Giappone entrò e chiese alla tenutaria: “Non è che ci puoi fare 3.000 yen (circa 18 euro) a testa?” La signora del locale rimase sbalordita e felicissima. Alla fine, girammo un sacco di altri locali, dal primo al quinto piano di quell’edificio, divertendoci come dei pazzi. Nomo appare spesso imbronciato sui media, ma con noi è sempre un ragazzo semplice, affabile...

Un'opera stravagante su baseball, civiltà e... alieni

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Piacciono i manga sul baseball? In Giappone, all'interno del più ampio filone sportivo, questo genere sembra essere un po' selettivo. Ho l'impressione che ci sia una netta spaccatura: o non li leggi affatto, o li divori regolarmente. Il primo manga sul baseball che ricordo di aver letto seriamente fu, se non erro, H2  di Mitsuru Adachi, nel 1992. Da allora ne ho incrociati parecchi, ma se dovessi citare i miei preferiti in assoluto, cadrei in una lunga e tormentata riflessione... cadrei in una lista troppo lunga. Sono affezionato a troppi titoli, quindi, declino l'invito! Ebbene, io, con il mio modesto background da lettore, di recente sono rimasto colpito da un'opera pubblicata su Jump+ che mi ha fatto esclamare: "Ma che diavolo è 'sta roba? È stranissima!" Mi riferisco a Yakyu, Bunmei, Eirian  ( 野球・文明・エイリアン ), o, come riporta il sottotitolo originale, Aliens, Baseball, and Civilization . Una serie estremamente divertente, i cui capitoli (per ora poco...

Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (2)

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Nel luglio del 1985, nel secondo turno delle qualificazioni estive, Hideo (al secondo anno) ottenne un perfect game contro il liceo Ikuno, iniziando a farsi un nome. Il perfect game (cioè la partita perfetta) è il risultato più raro e straordinario per un lanciatore, che ottiene esattamente 27 eliminazioni senza che nessuno dei battitori avversari arrivi in prima base, né per valida, né per base su ball, né per errore o altro. Tuttavia, in una Osaka dominata da potenti scuole come PL Gakuen e Uenomiya, persino con la sua performance eccezionale, il sogno del Koshien restava lontanissimo.  Infatti, anche al terzo anno la squadra si fermò agli ottavi di finale della fase di Osaka, e il sogno sfumò definitivamente. « Non ho mai pensato troppo al Koshien. A essere sincero, alle superiori avevo una gran voglia di mollare il baseball: allenamenti durissimi, specialmente quelli del mattino. Si iniziava alle 6:30 e io ci arrivavo dopo un’ora di treno, sempre mezzo assonnato. Ogni mattina...