Nomo Hideo, la storia del samurai che unì Giappone e Major League (5)
Arrivò il 1992, l'anno del mio primo viaggio in Giappone. A luglio ascoltai per la prima volta le storie su questo lanciatore "autarchico" che rispondeva al nome di Nomo Hideo, e la cosa mi incuriosì. Quell’estate me la ricordo bene: iniziai a seguire anche il baseball professionistico giapponese, oltre al mio adorato Koshien dei liceali. I Seibu – il cui logo e mascotte erano basati sulla versione adulta di Kimba il Leone Bianco , il classico di Tezuka – dominarono nuovamente la Pacific League. La squadra di Nomo chiuse di nuovo al secondo posto. Il coach Ogi lasciò la panchina a Suzuki Keishi, che prese il comando per riportare la squadra ai vertici. Ma mentre Ogi lasciava il suo lanciatore libero di conservare quello stile ai limiti dell’ortodosso, Suzuki insistette per rivederne la meccanica: « Guadagni tanti strikeout, ma concedi anche troppe basi su walk. Se non cambi, finirai per non riuscire più a essere competitivo. » Suzuki impose risultati fin da subito, elimin...