Tokyo Movie Shinsha alla conquista il mondo: la mappa che racconta l’epopea globale degli anime

Un tesoro nascosto in una vecchia rivista: perché a volte basta una singola immagine per riaccendere un intero universo di ricordi.



Sfogliando una rivista giapponese d’epoca, Gekkan OUT del gennaio 1981, mi sono imbattuto in una mappa che documenta la diffusione globale degli anime prodotti da Tokyo Movie Shinsha, lo storico studio che dette vita a capolavori come Lupin III, Remì, Lady Oscar e Jenny la tennista.  

Fondata nel 1964, Tokyo Movie segnò la storia dell’animazione giapponese. Negli anni ’70 e ’80, lo studio seppe esportare i suoi titoli in Europa, Asia, America Latina e Medio Oriente, contribuendo alla nascita di un vero e proprio culto internazionale per gli anime.



Intitolata Tokyo muubii anime kaigai yushutsu jokyo sekai chizu (Tokyo Movie: mappa mondiale della distribuzione degli anime all’estero), rappresenta una mappa promozionale che mostra con stile giocoso dove le serie animate dello studio Tokyo Movie (oggi TMS Entertainment) erano state esportate all’epoca e apprezzate dagli spettatori d’oltremare. 

Ogni personaggio rappresenta una serie specifica, collocata -spesso in modo approssimativo- sopra il paese o la regione in cui venne trasmessa, creando una geografia dell’immaginario che attraversa continenti e generazioni. L'ho tradotta, sperando che si leggano i nomi e si distinguano i personaggi.



L’Italia, con otto serie segnalate, faceva la parte del leone. La mappa celebra proprio questa fase di transizione, rendendo omaggio a un’epoca irripetibile. Ecco alcune delle gemme elencate nella mappa:

Lupin III, la prima serie del ‘71.

Senza famiglia - Le avventure di Remì.

L’isola del tesoro, del 1978.

Le avventure di Gamba. 

Attack No.1, ovvero Quella magnifica dozzina, amatissimo in Asia e molto popolare anche da noi.

Ulysses 31, la mitologia greca in chiave sci-fi sulla prima rete RAI.

Ace wo nerae!, ovvero Jenny la tennista.

Lady Oscar, icona assoluta in Francia e Italia.

La balena bianca di Mu, che passò su Italia 1 come Moby Dick 5.



Nel testo sotto la mappa si legge anche una nota toccante: la notizia della morte del regista Nagahama Tadao, autore di serie robotiche di spessore come Combattler V e Voltes V. 


Commenti

  1. In alto a destra tra gli anime esportati in Corea c'è forse Sam il ragazzo del West?
    Dopo poco l'avrebbero esportata anche in Italia, quindi saremmo a nove serie.
    Ciao
    Giù

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    1. Hai ragione, Sam non l'avevo notato... infatti, la sua foto compare anche nell'immagine conclusiva del post.
      Pensavo una cosa... ben nove serie dalla TMS, nel 1981, senza contare le serie che arrivarono tramite altri importatori, e il tutto prima dell'arrivo di Fininvest, Euro Tv e gli altri network, con la successiva riduzione delle emittenti locali.
      Certo che stavamo davvero bene!

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  2. Qualcuno potrebbe dire che stavamo male, che dovevamo piuttosto sviluppare la produzione interna e nazionale. Nei primissimi 80 Bonvi (Sturmtruppen) era caustico contro Heidi e Grendizer. In rete trovi un suo fumetto parodistico di questi due anime, molto cattivo, se vuoi ti posto il link. Nel suo caso gli anime avevano tolto contratti e pubblico a Supergulp.
    Invece Bruno Bozzetto apprezzava gli anime e in particolare indicava nella storia che progrediva e faceva evolvere i personaggi un fattore importante rispetto alle produzioni italiane, più simili alla Disney sotto questo aspetto. Non so cosa ne pensasse Lele Luzzati.

    Io credo che avessero ragione entrambi, nel senso che sì dovevamo sviluppare e proteggere subito un'industria di animazione nazionale, ma utilizzando - fuori da ideologie e tradizioni - gli spunti, lo stile e le tecniche dell'animazione nipponica. Quello che abbiamo cominciato a fare - come tutti nel mondo - solo a partire dal nuovo millennio. Per esempio con le Winx che piacciano o no sono l'unico media franchise globale di orgine italiana.
    Ho divagato scusa.
    Ciao
    Giù

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